Giallo della ricina, la nuova pista: "Il killer voleva colpire Gianni Di Vita"
Il caso di Pietracatella si arricchisce di un nuovo, inquietante tassello. A "Morning News", il buongiorno estivo di Canale 5 condotto da Dario Maltese, è stata rilanciata un'ipotesi investigativa che potrebbe riscrivere l'intera lettura della vicenda: il vero obiettivo dell'avvelenamento da ricina che lo scorso dicembre è costato la vita a Antonella Di Ielsi e alla figlia Sara Di Vita non sarebbero state le due donne, bensì Gianni Di Vita, ex sindaco del paese molisano, marito di Antonella e padre di Sara.
"Sul tavolo degli investigatori ci sarebbe anche una seconda ipotesi, ovvero quella che il killer o i killer avrebbero voluto colpire principalmente Gianni Di Vita, e poi anche la sua famiglia", ha spiegato in collegamento il giornalista, sottolineando come questa lettura "cambi un po' lo scenario" fin qui delineato.
Mamma e figlia avvelenate con la ricina, Gianni Di Vita in Questura per sei ore
Secondo quanto riportato dall'inviato, nelle ultime ore gli inquirenti hanno ascoltato alcuni amici di famiglia, concentrando le domande "in particolare sul legame tra Gianni Di Vita e questa donna, questa amica d'infanzia di Gianni". Un fronte a cui se ne aggiunge un altro, forse ancora più delicato: "Gli inquirenti si stanno concentrando anche su un altro aspetto, ovvero il rapporto tra Gianni Di Vita e il marito di questa donna".
Restano intanto al centro delle indagini i 131 reperti sequestrati nell'abitazione delle vittime e ora al vaglio del Robert Koch Institute di Berlino, come emerso dal verbale di sequestro citato dal Tg1, tra cui un liquido medicale con ago e cannula e alcuni oggetti recuperati nella mansarda, perquisita a fondo lo scorso 31 luglio. Attenzione particolare anche su una busta di plastica rossa con la scritta "Monique", trovata in salotto: secondo l'inviato di “Morning News” Vincenzo Rubano, come evidenziato nella precedente puntata della trasmissione, il nome potrebbe essere un diminutivo di Monia o Monica, e sulla busta sono già stati effettuati tamponi alla ricerca di tracce di ricina. Per l'esito completo delle analisi tossicologiche serviranno ancora alcune settimane.
Avvelenate con la ricina, il giallo della busta sequestrata in casa Di Vita: c'è un nome
Sul fronte giudiziario, la procura di Larino ha risentito nei giorni scorsi Gianni Di Vita come persona informata sui fatti - non risulta indagato - mettendo a confronto le sue dichiarazioni con quelle dell'amica di famiglia per presunte discrepanze, indiscrezione non confermata dagli inquirenti. Il fascicolo per duplice omicidio aggravato resta a carico di ignoti. Ieri erano previste nuove audizioni tra le conoscenti della parrocchia frequentata da Antonella, e un vertice in procura per fare il punto sulle indagini.
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