Avvelenate con la ricina, il giallo della busta sequestrata in casa Di Vita: c'è un nome
Sono ancora molti i nodi da sciogliere nel giallo di Pietracatella dove, lo scorso dicembre, sono morte per avvelenamento da ricina Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia. I reperti sequestrati dalla Squadra mobile di Campobasso nell’abitazione in cui vivevamo le vittime, poi consegnati agli esperti del Robert Koch Institute di Berlino per essere analizzati, sono 131. Lo rende noto il Tg1 citando il verbale di sequestro visionato in anteprima esclusiva nei giorni scorsi. Tra i diversi oggetti repertati vi sono: un contenitore con liquido medicale (con tanto di ago e cannula), recuperati in una camera singola, residui di pane, un cestino dell’immondizia in bagno, una spazzola e un liquido per lavare i pavimenti, rifiuti del bagno della mansarda e una borraccia. Secondo quanto trapela da alcune indiscrezioni giornalistiche, proprio la mansarda sarebbe stata uno degli ambienti maggiormente perlustrati dagli esperti tedeschi durante il sopralluogo dello scorso 31 luglio. Nel locale del sottotetto, infatti, sarebbero stati trovati un portafiori contenente un liquido e una bottiglia da un litro e mezzo. Nel resto dell’abitazione c’erano dei guanti in gomma verbi e, come si legge ancora nel verbale di sequestro, un filtro in plastica per aspirapolvere. Inoltre sono stati effettuati molteplici tamponi su suppellettili, mobili e altri oggetti presenti in ogni angolo dell’appartamento, tra cui scrivanie, scarichi dei bagni, maniglie, la pulsantiera della lavatrice e gli interruttori della luce.
Il giallo della busta
Ad ogni modo, l’attenzione degli investigatori si starebbe concentrando su una busta in plastica, di colore rosso, con la scritta “Monique”. L’indiscrezione è stata confermata anche dall’inviato a Pietracatella del programma Morning News, Vincenzo Rubano, il quale ha precisato che il sacchetto è stato trovato in salotto e il nome “Monique”, secondo chi indaga, potrebbe essere il diminutivo di Monia o Monica, “nomi che durante queste indagini sono comparsi spesso”, ha precisato il giornalista. Gli inquirenti “stanno cercando di capire dove sia stata acquistata questa busta e sono già stati effettuati dei tamponi all’interno per trovare tracce di ricina”, ha rivelato ancora Rubano. Quanto ai risultati degli accertamenti effettuati dagli esperti del Robert Koch Institute, uno dei principali centri europei nella ricerca e studio dei veleni, bisognerà attendere alcune settimane, considerando la complessità degli esami di laboratorio. L’obiettivo è quello di trovare l’alimento contenente la tossina che ha ucciso le due donne nel giro di pochi giorni.
Le nuove audizioni
Parallelamente proseguono le attività della procura di Larino che coordina le indagini. Nei giorni scorsi Gianni Di Vita, marito di Antonella e papà di Sara, è stato sentito nuovamente in Questura a Campobasso come persona informata sui fatti. Secondo quanto emerso, le dichiarazioni dell’uomo sarebbero state messe a confronto con quelle di una sua amica per presunte discrepanze evidenziate nelle versioni fornite dai diretti interessati. Tuttavia l’indiscrezione non è stata né confermata né smentita da fonti investigative. Per ora il fascicolo per duplice omicidio aggravato - dalla premeditazione e dall’uso di una sostanza venefica - resta a carico di ignoti. Oggi sono in programma nuove audizioni che dovrebbero riguardare alcune conoscente della parrocchia che frequentava Antonella. Infine, nel tardo pomeriggio, si terrà un vertice in procura per fare il punto sulle indagini e valutare le prossime mosse.
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