i compensi di report
Ranucci attacca Il Tempo sui compensi di Report ma inviò a Lavitola una mail interna alla Rai
Nei giorni scorsi, in più di una occasione, il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ha deprecato la pubblicazione da parte de Il Tempo degli stipendi e dei costi dei servizi degli inviati della trasmissione Rai.
Ha detto che erano «riservati» e «strategici», motivo per cui, secondo la sua opinione, non c’era trasparenza che tenga, non andavano diffusi. Tralasciando tutto ciò che Report ha mandato in onda in questi anni, su documenti e notizie riservate, è interessante leggere ciò che sta agli atti dell’inchiesta della Procura di Roma a proposito del rapporto di Ranucci con l’amico Valter Lavitola, indagato per essere il mandante dell’attentato del 16 ottobre 2025. Un rapporto da cui emerge un chiaro doppio standard, dato che Ranucci in passato pare non si sia fatto problemi a girare all’amico documenti che sarebbero dovuti restare riservati, come la corrispondenza privata.
Ci riferiamo alla mail che Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento della Rai, inviò al conduttore di Report nel maggio scorso e che Ranucci girò prontamente proprio a Lavitola.
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È tutto contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere il faccendiere. È il 17 maggio scorso. Ranucci e Lavitola hanno un intenso scambio di messaggi per discutere del sondaggio che avrebbe dovuto portare il giornalista alla candidatura per diventare presidente del Consiglio. «Dopo generici scambi di battute durante tutta la giornata - si legge- alle ore 23,29 Ranucci inviava a Lavitola il contenuto di un messaggio che Paolo Corsini, direttore della Direzione Approfondimento della Rai, probabilmente gli aveva trasmesso in posta elettronica. Il testo non lascia spazio a interpretazioni e per tale motivo si riporta integralmente».
Senza ripercorrere tutto il contenuto della mail, si può sintetizzare così: Corsini scrive a Ranucci per chiedere che Report, essendo un programma d’inchiesta della tv pubblica, si ispiri «a un rigoroso equilibrio tra interesse pubblico, correttezza informativa e responsabilità editoriale».
Cosa difficile da ravvisare dal momento che «la quasi totalità dei servizi hanno per oggetto sempre gli stessi soggetti politici». Nel rispetto dell’autonomia editoriale di Report, Corsini invita Ranucci ad allargare il fronte dei filoni di inchiesta per non correre il rischio di perdere di credibilità.
Per il gip, la condivisione di «atti così delicati» è la dimostrazione del «profondo rapporto di amicizia» esistente tra i due. E Lavitola, dimostrando la sua vicinanza, rispondeva con queste parole: «Sono proprio curioso di vedere gli ascolti di domani». Ranucci, forse preoccupato, replicava: «Non saranno alti». Così che l’amico aveva buon gioco a rispondere ulteriormente: «Potrebbero pure avere un po’ più di coraggio e ti cacciano». Con questa ultima frase, secondo chi indaga, avrebbe lasciato trasparire il desiderio che Ranucci si potesse dedicare esclusivamente al suo progetto elettorale.
Non era certo una novità che Ranucci mettesse al corrente Lavitola su quanto accadeva attorno alla trasmissione. Soprattutto per quanto riguardava le polemiche politiche. In un’occasione inoltrò al faccendiere tre messaggi ricevuti da un altra persona. Il primo riguardava una nota dell’organo esecutivo del sindacato Usigrai con cui si contestava una direttiva dell’ad della Rai, Giampaolo Rossi, che secondo il sindacato avrebbe inciso sulla libertà editoriale di direttore e conduttori televisivi. Il secondo era un post su X del senatore Walter Verini del Pd in cui il parlamentare criticava duramente la circolare dell’amministratore delegato e poi la circolare stessa che tracciava le linee guida a cui attenersi per la realizzazione dei programmi. Ranucci stesso spiegava a Lavitola che questa non era altro che la «circolare anti Ranucci» che, a suo dire, sarebbe stata «sollecitata» dal senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. Lavitola liquidava l’intera faccenda con un paio di insulti nei confronti dei presunti nemici di Sigfrido.