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Bomba Ranucci, quella mail anonima che aiutò i pm a scartare la pista della camorra

Foto:  LaPresse

Ad aprile la lettera con cui la criminalità allontana da sé ogni ipotesi di coinvolgimento e indica gli autori: "Ranucci a noi non ha fatto nulla"

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Il 7 aprile Sigfrido Ranucci parla della camorra dietro il suo attentato ai microfoni di Pulp Podcast. Il giorno prima, per la precisione alle ore 00.28 del 6 aprile, nella casella postale del pm Carlo Villani, che indaga sull’attentato al conduttore di Report, arriva una mail anonima che imprime una svolta alle indagini: la camorra non c’entra nulla, chi ha piazzato l’esplosivo ha agito per conto di altri.

L’oggetto della mail è «Regalo di Pasqua». Chi scrive quella mail fa capire di far parte proprio della criminalità organizzata e di voler fornire quelle informazioni per non avere più problemi e non venire più accostato a questo caso giudiziario. Si legge testuale nella missiva: «Vi do una mano a prendere quel deficiente ha fatto un casino fuori casa di Ranucci (...) se ce lo avrebbe detto non lo avremmo mai permesso perché Ranucci a noi non ci ha fatto niente e questi sono guai che noi non vogliamo, allora prima che si mischiano le carte, le cose stanno così (...) ». Ed ecco snocciolati nomi, cognomi e numeri di telefono degli esecutori dell’attentato.

 

Come scrive il gip, «il contenuto della e-mail risultava pienamente attendibile in quanto tutti i riferimenti in essa contenuti trovano riscontro oggettivo negli elementi investigativi già acquisiti».

Nonostante la mail fosse anonima, gli inquirenti risaliranno comunque al vero mittente, ritenendo «con ragionevole certezza» che a inviarla fosse stato tale Davide Netti, il quale aveva saputo chi erano gli esecutori dell’attentato proprio da uno di loro, Antonio Passariello. Quest’ultimo, sempre secondo gli atti dell’indagine, avrebbe fatto infuriare un boss locale, il quale era ignaro di cosa era accaduto. I pm romani (nel frattempo la titolarità dell’indagine sarebbe passata al pubblico ministero Edoardo De Santis) scopriranno poi che i quattro indagati, lo stesso Passariello, avrebbero agito su indicazioni di Gomes Clesio Tavarez, il quale a sua volta avrebbe ricevuto l’ordine da Val ter Lavitola, amico proprio di Sigfrido Ranucci, il quale in tutta questa storia è considerato parte offesa.

 

Insomma, è grazie a quella mail inviata nella notte del 6 aprile che fu possibile iniziare a capire che i soggetti coinvolti, provenienti dalla Campania e legati alla criminalità, avrebbero agito per conto di qualcun altro, che con la camorra non aveva a che fare. Eppure, in diversi ci avevano creduto. A partire dallo stesso Ranucci, che sollecitato in quel senso proprio da Lavitola, era arrivato a citare esplicitamente la camorra, come nella puntata del podcast di Fedez andata in onda il 7 aprile scorso.

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