dietro le quinte
Ranucci, quei tre incarichi per il fratello tra i dossier che scottano
Per Daniele Ranucci, luogotenente della Guardia di finanza e fratello di Sigfrido, scendono in campo i suoi "tifosi". Uno di loro, Davide Mattiello, ex deputato del Pd ed ex componente della Commissione parlamentare Antimafia, gli ha dedicato un post sui social pieno di elogi e persino un omaggio letterario.
«Ho collaborato per quattro anni col maresciallo Daniele Ranucci», racconta Mattiello, deputato nella XVII legislatura e componente della Commissione parlamentare Antimafia sotto la presidenza della dem Rosy Bindi. Mattiello era il coordinatore del Comitato sui testimoni e collaboratori di giustizia della Commissione, Ranucci, invece, era all’archivio. Il ricordo dell’ex parlamentare è entusiastico: «Rigore professionale, gentilezza e competenza». Al punto che, anni dopo, scrivendo per Einaudi Ragazzi un libro sulla mafia, Mattiello deciderà di chiamare il magistrato protagonista della storia «Alfredo Ranucci»: Ranucci come il maresciallo, Alfredo come suo nonno. Più di così.
Il post, un attestato di stima personale, ha avuto però un effetto "collaterale": riaccendere i riflettori sulla carriera di Daniele Ranucci. E qui arriva la sorpresa. Perché più si vanno a guardare le carte parlamentari, più il curriculum del fratello di Sigfrido, che l’altro giorno è arrivato ad accusare Il Tempo di averlo infangato solo per avere raccontato la parentela, diventa interessante.
Altro che semplice «addetto all’archivio dell’Antimafia». Daniele Ranucci sembra essere stato, per anni, uno dei militari della Guardia di finanza più familiari con gli archivi delle Commissioni parlamentari d’inchiesta.
Il suo nome compare infatti già nei primi anni Duemila, nel Gruppo Commissioni parlamentari d’inchiesta.
Nel 2004, ad esempio, è indicato tra i militari impegnati nella Commissione che indagava sull’occultamento dei fascicoli relativi ai crimini nazifascisti.
Nel 2007 arriva all’Antimafia. La Commissione, allora presieduta da Francesco Forgione, delibera di avvalersi della sua collaborazione per la gestione e la tenuta dell’archivio. Passano le legislature, cambiano i presidenti, ma il suo nome continua a ricomparire. Nel 2013 è ancora tra i militari della Guardia di finanza addetti all’archivio. Nel 2018, con la nuova Antimafia, ne viene nuovamente autorizzata la collaborazione.
Nel 2024 arriva un altro capitolo che finora era rimasto nell’ombra. Daniele Ranucci approda questa volta alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. A luglio di quell’anno il presidente Jacopo Morrone fa sapere che si avvarrà della sua collaborazione proprio per la «esperienza maturata nella gestione degli archivi di Commissioni d’inchiesta nelle precedenti legislature». Un riconoscimento non da tutti.
Terminata questa lunga esperienza parlamentare, ecco arrivare nei mesi scorsi l’approdo all’Anac nell’aliquota di finanzieri alle dirette dipendenze del presidente Giuseppe Busia.
Va detto con chiarezza: non emerge alcun illecito da questa girandola di trasferimenti nei palazzi parlamentari. Resta però il dato, altrettanto incontestabile, che Daniele Ranucci da ormai vent’anni ruota intorno alle Commissioni parlamentari d’inchiesta, anche in epoche e su materie completamente diverse e con esponenti di tutto l’arco parlamentare. Da Forgione, esponente di Rifondazione comunista, al leghista Morrone. Pur non svolgendo da decenni i compiti istituzionali della Guardia di finanza, e quindi il contrasto all’evasione fiscale, la sua progressione di carriera non ha subito alcuna battuta di arresto.
Ranucci fratello è passato dal grado di maresciallo all’attuale di luogotenente carica speciale, la qualifica apicale del ruolo. Un percorso di carriera accompagnato anche da riconoscimenti ed encomi. Insomma, mentre si discuteva del cognome famoso, si è scoperto un maresciallo con un curriculum molto meno ordinario di quanto si pensasse. A noi del Tempo non resta allora che augurargli di concludere in bellezza questa bella carriera, sicuramente ricca di soddisfazioni, con la promozione ad ufficiale delle Fiamme gialle.