Cerca
Edicola digitale
+

Ranucci perde lucidità e attacca Il Tempo. Ma la sua "smentita" conferma proprio tutto

La risposta de Il Tempo: Ranucci si rassegni, la nostra inchiesta proseguirà

Paolo Pandolfini
  • a
  • a
  • a

«La parentela era stata comunicata per iscritto». Sigfrido Ranucci, in vista del terzo interrogatorio davanti ai pm di Roma, dove finalmente potrà raccontare dei suoi rapporti con Valter Lavitola, ha trovato il tempo ieri di replicare all’articolo sul fratello Daniele. Il conduttore di Report ha definito «false» diverse affermazioni contenute nel pezzo, contestando soprattutto la ricostruzione del ruolo ricoperto dal fratello nella Commissione parlamentare antimafia.

 

Daniele non è un «ufficiale» della Guardia di finanza, bensì un «luogotenente», scrive Sigfrido. Bene. Prendiamo atto della correzione e gli auguriamo di diventarlo presto, visto che già adesso, come dice la parola stessa, ne esercita le funzioni. Daniele, prosegue, non è mai stato «responsabile dell’archivio». Giusto. Era uno dei quattro militari della Guardia di finanza destinati all’archivio della Commissione e gli atti parlamentari parlano espressamente di una loro collaborazione continuativa per la «gestione e tenuta dell’archivio» in quali di «addetti».

La precisazione non cambia però il dato di fondo: in una struttura composta da più militari, esistono gradi, anzianità e funzioni differenti.

Sarebbe interessante capire chi avesse concretamente compiti di coordinamento.

Ranucci sostiene quindi che il rapporto di parentela tra i due fratelli fosse stato comunicato per iscritto. Ne sarebbero stati informati i presidenti della Commissione, i consiglieri parlamentari, gli ufficiali di collegamento e i comandanti. È una risposta precisa alla domanda che era stata posta. Nessuno aveva sostenuto che Daniele avesse passato informazioni al fratello. E ci mancherebbe altro. Era stato solo chiesto se la parentela fosse mai stata segnalata e se fossero state previste cautele.
La risposta di Ranucci è: sì, la parentela era conosciuta e comunicata anche formalmente. Lo stesso è avvenuto anche ora che il fratello presta servizio presso l’Autorità nazionale anticorruzione: la parentela è stata comunicata al presidente, all’ufficiale di collegamento, al comandante e al portavoce del presidente.

 

A questo punto, però, viene spontanea una domanda: informare i vertici dell’esistenza di un rapporto familiare è certamente una cosa.

Stabilire se, dopo quella comunicazione, siano state adottate specifiche cautele è un’altra.

Ranucci afferma che negli anni in cui il fratello ha lavorato nelle diverse Commissioni antimafia «non è mai uscita dai luoghi dove ha lavorato una notizia classificata dall’archivio».

Nessuno, come detto, lo ha mai messo in discussione, né intende mettere in discussione la correttezza professionale di Daniele. Non tutto ciò che è lecito può però essere considerato opportuno.

Due fratelli possono certamente svolgere professioni diverse e non c’è nessuna "colpa" nell’essere fratelli.

 

Il dato incontrovertibile è che uno dei due, per oltre un decennio, non è stato destinato a quelli che sono i compiti primari della guardia di finanza, come il controllo dell’evasione fiscale, ma ha lavorato all’interno dell’archivio della Commissione parlamentare antimafia, mentre l’altro ha costruito parte rilevante della propria attività professionale proprio occupandosi di mafia, criminalità organizzata, politica e apparati dello Stato.

Interrogarsi sull’opportunità non è un’accusa a Daniele Ranucci ma una domanda rivolta alle Istituzioni che, per anni, hanno gestito quella particolare "sovrapposizione" familiare e professionale che non ha molti precedenti.

 

LA RISPOSTA DE IL TEMPO
Ranucci si rassegni, la nostra inchiesta proseguirà

Temo che Sigfrido Ranucci stia smarrendo la lucidità. Il suo post, depurato dagli attacchi gratuiti a Il Tempo, al nostro editore, ai miei colleghi e a me, conferma in pieno la sostanza di ciò che abbiamo scritto sul lavoro di suo fratello in uno snodo delicatissimo della Commissione Antimafia.

Lo spiega benissimo il nostro Paolo Pandolfini.

Sigfrido dice che mai nessuna carta o informazione sensibile è uscita da lì. Molto bene: ci mancava solo che accadesse una cosa del genere!

Resta la notizia che abbiamo fornito. La terza molto rilevante in pochi giorni: i costi di Report, i comportamenti inappropriati di Ranucci verso una collega, il ruolo del fratello in una istituzione della Repubblica.

L’unica imprecisione è aver definito suo fratello «ufficiale» quando invece è sottufficiale. Bene, gli auguriamo una promozione.

Sarà bene che Ranucci si abitui all’idea che anche altre testate possano fare inchieste. Il Tempo le fa e le farà.

D. Cap. 

Dai blog