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Esplode il MeToo in salsa Ranucci

Protesta delle parlamentari di FdI dopo le rivelazioni della giornalista Camuso FI chiede chiarezza ai vertici Rai, mentre la sinistra resta in silenzio

Edoardo Sirignano
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Scambi a base di baci e complimenti, appuntamenti serali e avances durante i colloqui. Quanto raccontato in esclusiva a “Il Tempo” dalla giornalista Camuso spacca in due la politica. Se il centrodestra condanna gli atteggiamenti poco professionali di Ranucci, le femministe del woke e dell’infinitamente corretto restano in silenzio. Un comportamento, però, che non passa inosservato al popolo dei social, che inveisce contro chi, come rivelato dalla testimonianza esclusiva, avrebbe utilizzato il proprio ruolo per ergersi a latin lover dei noantri. Un vero e proprio Me Too 4.0, erede di quel movimento nato da un hashtag nel 2017 per denunciare ogni forma di molestia sulle donne, sembra essere partito dopo la lettera inviata al nostro quotidiano.
Tra le prime a denunciare le parlamentari di Fratelli d’Italia. Per Sara Kelany, componente della commissione di Vigilanza Rai, le rivelazioni dell’ex cronista della Verità sono «gravissime e fanno il paio con quanto lo stesso conduttore di Report ha già raccontato nel suo libro, in cui ammette relazioni con colleghe e fonti delle sue inchieste». Esorta, dunque, i compagni progressisti a condannare un atteggiamento che viola qualsiasi principio di rispetto per l’altro sesso. «Neanche dopo accuse di questo tipo – ribadisce - avranno il coraggio di denunciare senza nascondersi, come hanno fatto finora?».


Dello stesso parere la sua collega Augusta Montaruli: «Siamo di fronte all’ennesima ombra su colui che si è sempre posto come baluardo dell’etica. Mi chiedo se i compagni e i collettivi continueranno a voltarsi dall’altra parte. Il loro silenzio dimostrerebbe, ancora una volta, l’esistenza di una morale a doppia velocità, in cui l’abuso di una posizione di potere viene condannato in modo implacabile solo se riguarda gli avversari, mentre viene garantito e insabbiato se a commetterlo è un’icona intoccabile della loro fazione». La deputata Grazia Di Maggio, descrivendo il volto di Report, infatti, parla di «personaggio ambizioso in maniera patologica». Pone, pertanto, una serie di interrogativi alle opposizioni: «Cosa deve ancora accadere perché venga scaricato? Ma soprattutto può continuare con credibilità a guidare una trasmissione di inchiesta?».


Sul silenzio delle minoranze interviene anche Elisabetta Lancellotta, capogruppo in Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio. «La dignità delle donne – sottolinea - non può piegarsi a convenienze di parte o di ascolti, né tantomeno accettare sporchi compromessi per lavorare». Una condanna in tal senso giunge pure dalla sua vice, Elena Leonardi: «Auspico una netta presa di posizione e condanna da parte di quelle donne di sinistra che ad oggi sono rimaste in silenzio».
A «destare sgomento», per la senatrice Ester Mieli, «non è solo quanto sta emergendo in questi giorni su Ranucci e i suoi metodi, ma il silenzio a riguardo dei partiti del campo largo». Spicca in particolare, evidenzia Donatella Campione, onorevole che si occupa di violenze di genere, «la granitica ritrosia dell’ex presidente della Camera, Laura Boldrini, che, sollecitata dal Foglio, si trincera dietro un imbarazzato “non ne so nulla”».
L’ultimo scoop de Il Tempo, secondo Paolo Trancassini, impone intanto a Viale Mazzini «verifiche, senza sconti né pregiudizi». La Rai, a suo dire, «ha il dovere di accertare i fatti, mentre la politica dovrebbe avere il coraggio di pretendere trasparenza».
Maurizio Gasparri di Forza Italia, per descrivere il “Sigfrido Furioso”, infine, utilizza l’incipit del Canto I dell’Orlando Furioso: «Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori». Le ultime testimonianze, nel frattempo, lasciano ancora più «perplessi» gli azzurri e dovrebbero portare il cronista, la cui reputazione «è sottozero», a «chiedere scusa e prendersi una lunga pausa di riflessione».

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