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Amatrice, la speranza tramontata: "Viviamo ancora negli alloggi temporanei"

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Sono passati dieci anni dal terremoto che ha colpito Amatrice e con essa il cuore dell'Italia intera. Dopo tutto questo tempo, però, non è stata ancora trovata una soluzione abitativa stabile e definitiva per tutte quelle famiglie che in un istante hanno perduto tutto. "Sono stata 18 ore sotto le macerie, ho perso mio marito e sono 10 anni che vivo qui nelle Soluzioni abitative emergenziali. Che le posso dire? Amatrice è finita 10 anni fa" racconta una delle circa mille abitanti locali che vivono ancora nelle 456 strutture disposte dopo il sisma.

Le SAE, secondo quanto riportato da Lapresse, sono moduli per forniti e quindi dotati di elettrodomestici, infissi, giardino e molto altro ancora. Manca però la solidità delle mura casalinghe, il che rende tutto "provvisorio" ma pur sempre "meglio di niente". Tutto è quindi momentaneo, con la speranza di un risvolto futuro. "Ma mi sembra che dopo 10 anni la speranza sia tramontata", aggiunge la residente. L'anormalità che diventa quotidianità, come spiegato da un altro abitante: "La cosa strana è che l'essere umano è capace di abituarsi a tutto. Dopo tutti questi anni un luogo del genere diventa casa tua".

Ciò che preoccupa e scoraggia i residenti non sono infatti le condizioni di vita, ma l'infinita attesa per una ricostruzione che non si conclude mai. A oggi, secondo i dati dell'ufficio tecnico del Comune di Amatrice, la ricostruzione, totale tra pubblica e privata, è completata al 40% e solo 247 sono le abitazioni ricostruite e agibili.

Come promette il sindaco Giorgio Cortellesi, la ricostruzione dovrebbe accelerare dopo l'ordinanza commissariale di cinque mesi fa che ha cambiato le regole di accesso ai fondi. Prima, se non si rispettavano i tempi del progetto, il proprietario vedeva i fondi completamente ritirati e i lavori si fermavano tra carte bollate e ricorsi. Oggi, spiega Cortellesi, se "non si sta nei tempi, i fondi si decurtano progressivamente, ma il cantiere va avanti. Arrivano meno fondi sia alle ditte che al progettista. Avranno più interesse a finire nei tempi".

Ma tra gli abitanti delle SAE non c'è entusiamo: "Io questa la chiamo la capitale degli ingegneri e dei geometri. Sono tutti diventati ingegneri e geometri, ma non si parte mai. Tanti galli a cantare e non si fa mai giorno".

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