Travaglio la spara grossa su Falcone. E la sorella del magistrato gli risponde: "Indegno"
Fra le colonne de Il Foglio, lo scorso 14 agosto, Luciano Violante assieme a Pietro Grasso e Giuseppe Ayala hanno scritto che "Falcone non avrebbe cenato con Lavitola". La frase si riferisce al delirante post in cui Ranucci si paragonava a figure del panorama storico italiano come i giudici palermitani uccisi da Cosa Nostra nel 1992 e perfino a Piersanti Mattarella e Aldo Moro. Oggi, in un articolo su Il Fatto quotidiano, il direttore Marco Travaglio ha risposto a quella frase uscendo decisamente dai limiti della decenza: "Lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti". Una considerazione povera di significato, che allude a un nesso inesistente fra le due cose e a cui la stessa Maria Falcone, sorella del magistrato, ha voluto rispondere.
"Una frase che trovo indegna, un esempio di cattivo giornalismo, costruito sulla battuta anziché sulla verità dei fatti. Mio fratello non lavorava per il governo di Giulio Andreotti. Giovanni Falcone lavorava per lo Stato italiano - ha detto - Se non si riesce ad avere rispetto della loro storia, qualche volta il silenzio è la scelta più dignitosa".
Poche righe che rimettono sul binario la memoria del coraggioso giudice vittima di Mafia. Dalla Commissione parlamentare Antimafia ad alzare la voce è la presidente Chiara Colosimo: "Sono stata in silenzio fino ad oggi, ma adesso basta, si è raggiunto il limite. Ma davvero si può permettere al 'più puro tra i direttori di un giornale' di insultare Falcone e la sua memoria in maniera così spudorata, solo per difendere un sodale giornalista utilizzando, tra l'altro, il suo stesso metodo? Travaglio chieda scusa".
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