Scandalo mascherine

Scandalo mascherine, FdI: "Ora Arcuri paghi 100 milioni". Tutte le risposte a Conte e Boccia

Edoardo Sirignano 

La vicenda Covid torna a scuotere la politica. Al centro della polemica la transazione con cui lo Stato ha chiuso il contenzioso con Jc Electronics Italia, azienda che aveva chiesto un risarcimento nell’ordine di mezzo miliardo di euro dopo la risoluzione di un contratto per la fornitura di dispositivi di protezione.

A ricostruire la particolare vicenda sono i capigruppo di Fratelli d’Italia alla Camera e al Senato, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, che replicano alle dichiarazioni del leader del M5S, Giuseppe Conte, e del capogruppo del Pd, Francesco Boccia, sulla transazione che l’Avvocatura dello Stato, insieme agli altri uffici competenti, ha ritenuto di concludere per evitare che lo Stato fosse esposto a un pesante risarcimento nei confronti di un soggetto privato.

 

«Una società, in piena pandemia – evidenziano in una nota – ha firmato un contratto col governo Conte per rifornire gli italiani di mascherine in maniera continua. Il commissario Arcuri, non appena nominato, lo risolse per poi stipularne altri con una serie di soggetti, tra cui sconosciuti consorzi cinesi, ai quali vennero corrisposti oltre 1,2 miliardi di euro».

Ragione per cui la ditta esclusa portò lo Stato davanti ai giudici, chiedendo un risarcimento di circa 500 milioni. Il Tribunale di Roma, dunque, condannò il Governo a pagare 300 milioni. Ed è proprio su questo passaggio che i meloniani costruiscono la loro controffensiva. «Comportamenti infondati, pretestuosi, ingiustificati e contraddittori», ricordano, citando la ricostruzione contenuta nella sentenza. Da qui la domanda: se il contenzioso è nato da quelle decisioni, chi dovrà alla fine sostenere il costo per le casse pubbliche, considerando che già sono stati versati ben 100 milioni di euro?

La linea del partito della premier è netta: occorre fare chiarezza sui responsabili di tutto ciò. Presentata anche un’interrogazione per verificare se sia possibile recuperare quanto già pagato nell’ambito della prima transazione. «È incredibile – evidenziano i parlamentari di FdI – che chi ha causato il danno, come Conte e Boccia, che allora governavano, ora pretenda di spiegare a chi lo ha risolto cosa doveva fare».

 

Nel frattempo, la partita si è spostata anche all’interno della Commissione d’inchiesta sul Covid. Secondo gli esponenti della maggioranza, attraverso un «colpo di teatro» sarebbe stata contestata la validità delle certificazioni relative alle mascherine prodotte dalla società in questione, sostenendo che fossero «false». Una ricostruzione, però, che i due capigruppo definiscono «infondata», richiamando un’altra pronuncia del Tribunale di Roma.

La polemica riguarda pure l’accesso agli atti. Bignami e Malan sottolineano come la documentazione sarà acquisita per decisione del presidente Lisei e potrà essere resa disponibile a chi ne faccia richiesta. Per il centrodestra quanto deciso dall’Avvocatura dello Stato, comunque, non sarebbe legato a una decisione politica, ma una valutazione tecnica finalizzata a contenere il rischio per le finanze pubbliche.