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Amianto, abusi edilizi bombole di gas e vie di fuga impossibili. Il palazzo è una trappola

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Francesca Musacchio
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Amianto che potrebbe essere stato esposto dopo anni di lavori abusivi, bombole del gas disseminate per tutto l’edificio, vie di fuga inadeguate, intonaci e controsoffitti a rischio cedimento. È il quadro che emerge da una valutazione sulle condizioni dello Spin Time, l’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme, occupato dal 2013 dal movimento Action nel contesto dello "Tsunami Tour" dei movimenti per il diritto all’abitare. Un palazzo nato per ospitare uffici e trasformato negli anni in abitazioni, bar, ristorante, discoteca, laboratoro artigianale di falegnameria, teatro e locali commerciali, senza gli adeguamenti strutturali e di sicurezza richiesti per usi così diversi. La destinazione d’uso dell’immobile, infatti, è «ufficio pubblico», con accessi da via Santa Croce in Gerusalemme, via Statilia e via Carlo Emanuele I, per una superficie commerciale di 16.937 mq, otto piani fuori terra più due interrati. Ma dall’ingresso nel 2013, avvenuto nonostante la vigilanza privata attiva ventiquattr’ore su ventiquattro, una parte degli occupanti avrebbe realizzato interventi edilizi senza autorizzazione, utilizzato forniture di acqua ed energia in modo illecito, violato locali sequestrati e sigillati, esercitato attività commerciali prive dei necessari titoli e danneggiato beni della proprietà. Ma non solo.

Nei garage sarebbero stati ricavati uffici e altri ambienti adibiti a bar, ristorante, locale notturno, discoteca, teatro, libreria, laboratorio. Ai piani superiori gli spazi progettati per funzioni amministrative sarebbero stati adattati ad abitazioni. Il palazzo avrebbe così assunto destinazioni residenziali, commerciali e ricreative per le quali non era stato progettato. Ogni ambiente avrebbe cambiato funzione senza che l’intero complesso fosse adeguato ai nuovi carichi, agli accessi del pubblico e alla permanenza quotidiana di famiglie. È in questa sovrapposizione che emergerebbero i rischi principali. I lavori eseguiti senza controllo potrebbero aver favorito l’esposizione o la dispersione di amianto. A questo si aggiungerebbe l’inadeguatezza delle uscite di sicurezza rispetto al numero delle persone e alla pluralità delle attività ospitate. Le vie di fuga non sarebbero sufficienti né per quantità né per dimensioni.

Dentro lo stabile, inoltre, sarebbe presente un numero elevato di bombole del gas. In un edificio usato come casa, luogo di lavoro e spazio aperto al pubblico, sarebbero un ulteriore fattore di rischio. Il quadro sarebbe aggravato dall’assenza di manutenzione da oltre dieci anni. All’interno, ad esempio, sono ancora appesi numerosi fan coil- i vecchi "termoventilatori" o condizionatori per intenderci - con il pericolo di distacchi. Controsoffitti e intonaci potrebbero essere interessati da cedimenti. E in generale le condizioni sarebbero incompatibili con le norme sull’abitabilità degli alloggi e sull’agibilità degli spazi commerciali.


Il problema riguarderebbe quindi non solo l’incolumità dei residenti occupanti, ma dei tanti visitatori che affollano quotidianamente gli spazi «pubblici». L’immagine che emerge è quella di un palazzo rimasto per anni in una terra di mezzo: occupato, trasformato, utilizzato ogni giorno e nello stesso tempo sottoposto a modifiche che mettono a rischio sicurezza e conformità. Un luogo nel quale la questione abitativa si intreccia con attività commerciali, lavori non autorizzati e un patrimonio immobiliare che, secondo la valutazione, continua a deteriorarsi mentre le istituzioni rinviano la soluzione definitiva.


Il palazzo era già sottoposto dal 31 marzo 2015 a sequestro preventivo per l’occupazione abusiva, rimasto formalmente efficace ma non eseguito per oltre undici anni. Dopo l’incendio di giovedì è scattato un secondo e distinto sequestro, legato all’inagibilità dell’edificio. I vigili del fuoco intervenuti, infatti, hanno riscontrato «condizioni di potenziale pericolo». Ma non è la prima volta che all’interno dello Spin Time si verifica un episodio simile. A luglio 2019, un guasto a un condizionatore provocò un cortocircuito e un incendio che raggiunse la palestra al terzo piano. Circa 150 persone furono evacuate in via precauzionale, ma non si registrarono feriti né danni strutturali permanenti e gli occupanti rientrarono.

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