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Il ritorno dell'incubo. Perché l'Occidente si ostina a non vedere il terrorismo islamico?

Fermato un 31enne nella zona nord di Parigi grazie ad un agente fuori servizio Una delle vittime era incinta, mentre un'altra versa in gravi condizioni

David Di Segni
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Un vecchio incubo sta tornando a percuotere il sonno inetto dell’Occidente. È l’incubo del terrorismo islamico. Dopo che lo scorso sabato il 21enne radicalizzato Abdul Ballout ha investito e poi tentato di accoltellare i partecipanti del Gay Pride di Berlino, provocando un morto e diversi feriti, ieri mattina l’odio fondamentalista si è riversato invece tra le strade di Parigi.


In quella città senza pace, già vessata dagli episodi del Bataclan e di Charlie Hebdo e molto altro ancora, un uomo di 31 anni ha accoltellato tre donne – di 19, 24 e 36 anni, una di loro incinta – nella zona compresa fra la brasserie Les deux coupoles e la fermata del tram Porte de Clichy. Le vittime, soccorse e trasportate in ospedale, sono in condizioni critiche ma fuori pericolo di vita.


Un’aggressione dalla dinamica tipica del lupo solitario, improvvisa e certamente impossibile da prevedere, interrotta solo dal coraggio di un agente di Polizia fuori servizio che ha chiamato i rinforzi riuscendo così a bloccare l’aggressore. In un video pubblicato sui social network, il sospetto «appare un po’ disorientato» e dichiara: «È Allah che mi ha ordinato di farlo». Sul quotidiano Le Figaro, un testimone di nome Mohamed ha raccontato che «non vagava a caso. Mirava solo alle donne». Per l’ufficio nazionale del procuratore antiterrorismo la questione è «sotto osservazione». Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez, in un conferenza stampa, ha ricostruito parte della dinamica. «Il sospettato è stato arrestato intorno alle 11:30 vicino alla Porte de Clichy, nel XVII arrondissement, nella zona nord-orientale della città - ha detto - L’aggressione è stata compiuta utilizzando due coltelli da cucina. Le due donne ferite più gravemente sono state colpite rispettivamente alla schiena e all'addome». Infine, però, ha aggiunto di rimanere «molto cauto» rispetto al movente dell’atto.

Una pavida presa di posizione che tradisce il sempre più evidente rifiuto collettivo, non solo francese, di essere nuovamente nel mirino dello stesso terrorismo che a più riprese ha colpito l’Europa dieci anni fa: fra i mercatini di natale, nelle sinagoghe e scuole ebraiche, lungo le vie cittadine, nei ristoranti o nei teatri. Una negazione aprioristica, da tutti quei mass media che ieri non solo si sono affrettati a citare presunti «gravi disturbi psichici» del soggetto senza conoscerne il reale quadro clinico, ma che hanno perfino omesso in un primo momento il riferimento fondamentalista pronunciato dall’attentatore.


Di che cosa la nostra società ha così profondamente paura, a tal punto da non riuscire nemmeno a citare l’origine che ha dato impulso all’azione? Le valutazioni psicologiche andrebbero lasciate ai medici, mentre la responsabilità di indagare approfonditamente sul fenomeno terroristico dovrebbe essere la priorità, specie in una città che più volte ha pagato a caro prezzo la furia della radicalizzazione islamica. E ancor di più alla luce dei continui report d’intelligence che fanno luce sulle attività oscure condotte dal fondamentalismo in Europa. Dai Fratelli Musulmani fino alla rete clandestina - denunciata in una inchiesta della Neue Zurcher Zeitungattori e riportata fra le colonne del nostro giornale costruita da Hamas e fatta depositi di armi, cellule operative e piani per colpire il cuore delle nostre società.

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