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Bologna, tappeti rossi ai tifosi ma solo se marocchini: maxischermo per la gara con la Francia

Ignazio Riccio
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Stasera alle 22 il Marocco affronta la Francia nei quarti di finale del Mondiale, e la città di Bologna si ritrova ancora una volta al centro di una polemica che definire "prevedibile" è poco. Palazzo D'Accursio ha dato il via libera alla proiezione della partita in diverse aree cittadine - piazza Lucio Dalla, il quartiere Pescarola e il Pilastro - mentre piazza Maggiore, il cuore della città, resta esclusa. Una scelta che il Comune giustifica come continuità con quanto fatto per gli altri incontri della rassegna iridata, ma che sui social ha riacceso un fuoco mai davvero spento.

Il motivo del malumore ha una data precisa: maggio 2025, finale di Coppa Italia, Bologna-Milan. Allora l'amministrazione Lepore scelse di non allestire il maxischermo nella piazza principale, dirottando i tifosi rossoblù verso una location più periferica e più piccola. Una decisione che allora scatenò un putiferio - c'era chi ricordava che piazza Maggiore ospita ogni estate un cinema all'aperto e decine di concerti - e che oggi, di fronte alla disponibilità mostrata per la sfida Marocco-Francia, torna a far discutere con ancora più veemenza.
Non è un dettaglio da poco: questa mattina la storica statua del Nettuno, simbolo della città, è stata nuovamente transennata, la stessa procedura adottata in occasione di altri eventi sportivi ad alto potenziale di assembramento. Una misura precauzionale legata alle scene di giubilo che nel 2022, durante il Mondiale in Qatar, avevano visto centinaia di tifosi marocchini radunarsi proprio attorno alla fontana dopo le vittorie contro Spagna e Portogallo, e che si sono ripetute nei giorni scorsi dopo il successo sul Canada.

Sul fronte sicurezza si è fatto sentire il capogruppo della Lega in Consiglio comunale, Matteo Di Benedetto, che ha chiesto a Palazzo D'Accursio di attivarsi senza indugi con Prefettura e Questura per scongiurare i disordini già registrati in altre città europee in occasione di questo stesso incontro, sollecitando un tavolo straordinario per l'ordine pubblico che, a suo dire, l'amministrazione non avrebbe ancora convocato con la dovuta urgenza. 

Di fronte alle polemiche, la giunta ha in parte corretto il tiro, precisando che le iniziative per la partita di stasera sarebbero state organizzate da soggetti privati e non direttamente dal Comune: a Pescarola, ad esempio, sarà il circolo Offside a proiettare l'incontro, presentandolo come un momento di aggregazione popolare. Il match sarà visibile anche in piazza Falcone, dove i costi dell'allestimento, concesso dal Comune, sono stati sostenuti dalla comunità marocchina su richiesta di due consiglieri comunali di origine marocchina, uno di Forza Italia e uno del Movimento 5 Stelle. Un dettaglio che, agli occhi dei critici, non fa che confermare quanto la macchina amministrativa si muova con ben altra sollecitudine quando si tratta di specifiche comunità, rispetto a quanto avvenuto un anno fa per l'intera cittadinanza bolognese in festa per lo storico traguardo del Bologna.

A rendere il clima ancora più teso ci ha pensato anche la cronaca: nei giorni scorsi Fratelli d'Italia aveva annunciato un presidio in piazza Verdi, disertato però dal comitato dei residenti della zona, mentre dall'altra parte gli antagonisti del Cua avrebbero rilanciato la sfida invitando, provocatoriamente, a portare secchi d'acqua contro chi si fosse presentato a manifestare.

L'assessore alle Politiche per la pace, Daniele Ara, dal canto suo, ha derubricato la vicenda a un fatto di normale organizzazione estiva, raccontando persino un aneddoto personale - la coincidenza fra il suo compleanno e quello del quartiere Pilastro - e annunciando che seguirà la partita in uno dei punti di proiezione, tra piazza Dalla e Pescarola, dove abita.

Il nodo, comunque, è politico. È qui che la vicenda smette di essere semplice cronaca sportiva e diventa terreno di scontro ideologico. Da destra si sostiene un'accusa precisa, e cioè che le giunte progressiste come quella di Lepore mostrerebbero una premura quasi automatica nel venire incontro a rivendicazioni identitarie o comunitarie legate a minoranze etniche - arrivando a concedere spazi, piazze e permessi con rapidità - salvo poi mostrarsi molto più prudenti, se non reticenti, quando la stessa richiesta arriva "semplicemente" dai tifosi della squadra cittadina, percepiti come categoria meno "politicamente sensibile" da tutelare. 

In questa lettura, la vicenda del Nettuno transennato per due eventi di segno opposto - la festa rossoblù mai davvero autorizzata in pompa magna e la partita della nazionale marocchina invece patrocinata senza remore - diventerebbe l'emblema plastico di una gerarchia implicita nelle priorità dell'amministrazione: più attenzione riservata a chi rivendica un'appartenenza etnica o comunitaria che a chi rivendica, semplicemente, un'identità cittadina e sportiva condivisa da tutti.

Va detto, per completezza, che questa lettura viene respinta con altrettanta fermezza da chi amministra la città e da parte della sinistra bolognese: il Comune ha ribadito che l'evento di stasera non è stato organizzato con fondi pubblici ma da realtà private e associative, esattamente come già avvenuto in altre occasioni sportive nel corso del Mondiale, e che la gestione precauzionale del Nettuno risponde a un protocollo di sicurezza standard, non a un trattamento di favore verso una comunità specifica. Chi difende l'operato della giunta sottolinea inoltre che concedere piazze a comunità straniere residenti stabilmente in città rientra nelle normali politiche di integrazione, e che il paragone con la finale di Coppa Italia - evento di scala e portata mediatica diversa - non reggerebbe sul piano tecnico-organizzativo.

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