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Vertice Nato ad Ankara. L'inutile offesa di Trump, Meloni glissa

Susanna Novelli
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Non c’è nulla di meno personale della diplomazia. Un cardine tramandato nei secoli da Machiavelli, Richelieu, Churchill. È quello che si studia nei libri della storia delle relazioni internazionali. Da Atene a Roma, da Parigi a Londra, da Washington a Mosca e Berlino. Il fine giustifica il mezzo, sempre. E il fine è sempre l’interesse della nazione, la ragion di Stato; il mezzo - appunto - una diplomazia cinica e cortese, insegna lo stesso Churchill.

Questo prima di Donald J. Trump. Il quale, a 48 ore dal ricevimento a Villa Taverna dove l’ambasciatore americano in Italia - nonché amico stretto del tycoon - aveva sancito la solidità dei rapporti imprescindibili tra Italia e Stati Uniti, ha pubblicato un meme (ovvero una foto associata a una frase) decisamente sopra le righe. Ovvero la Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni intenta a guardare il presidente Usa (che è di spalle) e la frase: «Necessario un ordine restrittivo». Il riferimento ovviamente è alle giornate di oggi e domani nelle quali si svolgerà l’atteso vertice Nato, ad Ankara in Turchia.

 

No comment, la linea scelta dal governo, quella del resto annunciata dalla stessa Meloni all’indomani di quello che fino all’altra notte era stato l’ultimo attacco alla premier di un paio di settimane fa «Mi ha implorato di fare una foto con lei... mi ha fatto pena», le dichiarazioni di Trump in merito all’incontro al G7 in Francia. In quell’occasione la replica della Presidente del Consiglio chiara e celere: «Io e l’Italia non imploriamo mai», poi «non replicherò più a simili messaggi». Una decisione saggia e coerente. In altre parole adulta. Che mette ancora più in evidenza una diplomazia basata sull’"io" che se può avere un senso in politica interna - soprattutto negli Stati Uniti - diventa pericolosamente e dannosamente infantile in ambito internazionale.

Il governo e la maggioranza segue la linea della premier e di fatto nessun commento sul meme in sé ma rassicurazione sulla solidità dei rapporti tra i due Paesi. L’opposizione, invece, commenta.

Alla pelosa solidarietà nei confronti della Meloni si affianca sempre la frecciatina di un presunto errore della premier nell’aver "assecondato" il presidente all’inizio del suo mandato. In cosa lo abbia assecondato, tuttavia, nel merito non è dato sapere. Toni bassi, comunque. Finalmente, anche in Italia si sta forse comprendendo che non tutto quello che viene da fuori è oro colato; i ripetuti attacchi di Trump - non solo a Meloni - hanno ormai l’effetto popolare del «Al lupo! al lupo!». Alla fine non fa quasi più notizia. Non la forma dunque ma la sostanza. Non più cosa, dove e quando. Resta solo il «Perché?».

Una prima concreta risposta si avrà tra oggi e domani. Gli attacchi di Trump, praticamente a tutti i leader europei della Nato, sono cominciati mesi fa. In preparazione al vertice di Ankara, quello in cui - come promesso La due giorni dell’atteso vertice Nato ad Ankara in Turchia dal Segretario di Stato americano, Marco Rubio in più riprese da una anno a questa parte - il capo della Casa Bianca annuncerà la sua riforma. E in cui tutti gli Stati membri tireranno fuori i conti e gli impegni di spesa.
Quelli sui quali alcuni analisti credono che Trump abbia fatto confusione. Probabile anche un ridimensionamento delle truppe Usa schierate in alcuni paesi europei.

L’attacco dunque agli alleati servirebbe al tycoon non solo per preparasi il terreno ma anche per dire agli americani che spenderanno di meno e che lui è «il boss», come si è definito al G7 di Evian di metà giugno. La ricostruzione di alcuni media secondo cui Trump non avrebbe gradito la telefonata di venerdì scorso tra la premier e il presidente turco Erdogan, nella quale Meloni avrebbe chiesto al leader turco di gestire i lavori affinché il summit non si trasformi nell'ennesima vetrina personale di Trump, è stata respinta con fermezza dall'esecutivo: «È falso che si sia parlato di Trump durante la telefonata. Totalmente falso». Sullo sfondo poi un’altra lettura che sta via via prendendo piede soprattutto nelle fila del centrodestra: il tycoon, e con lui il Movimento Maga, nutrirebbe una certa simpatia per l’ex generale Vannacci, lo stesso che tuttavia altri indicano invece come vicino a Vladimir Putin. Gli attacchi di Trump, dunque, punterebbero a indebolire Meloni e rinforzare Futuro Nazionale. Peccato, avvenga puntualmente il contrario. Come il boom di follower della premier nel suo video di risposta a Trump che è diventato virale ed è finito - con apprezzamento- sulle pagine dei giornali internazionali. Sarà che Meloni resta fedele alla diplomazia, quella stessa che Churchill definiva: «L'arte di mandare qualcuno all'inferno in modo tale che chieda indicazioni per arrivarci».

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