Il Fatto Quotidiano difende Conte, Fratelli d'Italia replica smontando l'ex premier
Travaglio replica a cinque delle accuse al leader M5S Una nota dei componenti FdI della Commissione Covid risponde sconfessando l'impianto difensivo dell'ex premier
Ormai è scontro aperto sulla Commissione Covid. Da una parte la maggioranza che accusa Conte di non voler ripercorrere quella stagione per verificare se tutto fu fatto a regola d’arte, dall’altra il M5S che «bolla» tutta la questione come una macchina del fango messa in piedi per colpire colui che, con molta probabilità, guiderà il campo largo nella sfida a Giorgia Meloni alle politiche del 2027. Nel mezzo ci sono i cittadini che stanno cercando di capirci qualcosa. Ieri la storia si è arricchita di un nuovo capitolo. Marco Travaglio, nel suo editoriale di domenica, ha replicato a 5 delle principali accuse che la maggioranza ha mosso a Conte. A loro volta i componenti di FdI della Commissione parlamentare d’inchiesta Covid hanno risposto con una nota alle puntualizzazioni del direttore del Fatto Quotidiano.
MONOPOLIO CINESE A inizio pandemia, febbraio 2020, servivano milioni di mascherine al giorno. «L’Italia non ne fabbrica mezza. Tutte Europa le cerca: prezzi alle stelle. Il premier Conte nomina commissario Arcuri per riallestire la produzione nazionale e intanto trovarle all’estero. Sono 1/4 arriva dalla Cina e le forniture cinesi contestate sono 800 milioni di pezzi su 10,5 miliardi (il 7,6%)».
LA REPLICA «Travaglio sostiene che solo il 7% della mascherine sia stata importata dalla Cina: un bluff. Il giornalista usa un trucco statistico spalmato su tutta la pandemia. La verità è che nel 2020, il momento di massima emergenza, la maxi-commessa di Arcuri da 1,2 miliardi di euro con i consorzi cinesi sconosciuti copriva quasi il 90% degli acquisti.
Una commessa gestita tramite un mediatore amico del Pd, ignorando le aziende italiane e i pareri del consigliere giuridico della stessa struttura, il quale definiva i mediatori inaffidabili e da tenere alla larga».
MASCHERINE FARLOCCHE Le mascherine cinesi erano «tutte validate da Cts e Dogane. La Procura di Gorizia, su denuncia anonima e analisi di laboratori privati non abilitati, ne sequestrò 60 milioni perché non erano Ffp2: infatti erano Kn95, protettive come le altre secondo le norme e il Cts. Farlocche erano le analisi: usano prove tecniche previste per Ffp2».
LA REPLICA Per FdI le mascherine cinesi erano «inidonee e pericolose per la salute, con marchi Ce falsi» come certificato da «tre perizie». Nonostante questo «furono sdoganate prima dei controlli e poi declassate a stracci di comunità». Proprio per questo «il rappresentante dei consorzi cinesi ha patteggiato 1 anno e 8 mesi per frode nelle pubbliche forniture».
PAGATE PIÙ DEL DOVUTO «Sui prezzi Travaglio si attiene alle medie Eurostat, ma non si domanda perché per il più grande appalto della storia d’Italia abbiamo pagato diversi dispositivi farlocchi il quadruplo del prezzo di mercato dell’epoca».
LA REPLICA «Ci sono le testimonianze sotto giuramento di imprenditori che hanno denunciato: Di Donna riceveva i clienti nello studio Alpa e si presentava come braccio destro dell’allora premier. Perché Conte minaccia di querelare tutti tranne Di Donna, l’unico che ha usato il suo nome?».
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