Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Terrore su Telegram: "Distruggeremo i miscredenti utilizzando i coltelli". Così gli jihadisti avvicinano i giovani

Esplora:

Il linguaggio religioso diventa un lessico di guerra

Francesca Musacchio
  • a
  • a
  • a

«Distruggere i kuffar utilizzando i nostri coltelli». È una delle frasi pubblicate nel gruppo Telegram Ikhwan, «Fratellanza», collegato al canale Malhama Horizon, espressione che richiama l’orizzonte della «Grande Battaglia o Apocalisse» nella traduzione esegetica islamista. Poche parole, ma abbastanza per capire che la propaganda jihadista non ha più bisogno di proclami solenni. Basta una chat, un simbolo evocativo, una promessa di appartenenza, un nemico da indicare e un’arma qualunque da trasformare in destino. La chat è formata da poco meno di 20 membri, con conversazioni in inglese e bosniaco. Uno di questi ha pubblicato l’invocazione minacciosa sui «kuffar», i miscredenti. Un altro account ha dichiarato di scrivere dal Belgio. Pochi elementi, ma sufficienti a mostrare la natura transnazionale di queste micro-comunità digitali: stanze ridotte, mobili, difficili da seguire, dove il linguaggio religioso diventa progressivamente un lessico di guerra.

 

Nulla, in quell’universo, sembra casuale. Ikhwan non è solo un vincolo affettivo, ma l’idea di una comunità separata ma riconoscibile, chiamata a distinguersi dagli altri. In arabo al-Ikhwan al-Muslimin, ovvero la «Fratellanza Musulmani», riporta al movimento islamista fondato in Egitto nel 1928 da Hassan al-Banna, con l’obiettivo di riportare la religione al centro della vita politica e sociale.

Oggi una rete transnazionale di movimenti, partiti, associazioni e organizzazioni che condividono la stessa matrice ideologica, pur operando in modo diverso da Paese a Paese, perseguendo il progetto dell’islamizzazione dal basso dell’Occidente. Il nome della chat Telegram richiama, dunque, un vincolo comunitario e identitario che, nel contesto jihadista, può trasformarsi in appartenenza militante.

Malhama, invece, rimanda alla battaglia epocale, alla carneficina, alla dimensione apocalittica dello scontro finale. Accostata alla parola inglese Horizon, diventa una formula potente: l’orizzonte della battaglia finale si avvicina. È propaganda prima ancora che organizzazione. E costruzione dell’immaginario prima ancora che reclutamento operativo. È in canali simili che vengono intercettati, agganciati e «lavorati» i futuri martiri.

Lo ha raccontato ieri in esclusiva a Il Tempo Youssef, l’uomo che avrebbe dovuto morire da shahid (martire) e che invece ha scelto di sparire e vivere nascosto per il timore di ritorsioni da parte dei «fratelli». «Credevo di andare in paradiso. In realtà stavo precipitando all’inferno», ha detto. La sua radicalizzazione non era iniziata con l’odio, ma con il vuoto. Prima qualcuno gli aveva offerto ascolto, poi un’identità, poi una missione. «Una frase oggi, un video domani, una storia la settimana dopo», ha spiegato. È questa la meccanica più insidiosa. Il web, i canali Telegram, i video, le chat non sostituiscono sempre il contatto personale, ma possono amplificarlo. Youssef lo ha detto con precisione: «Un uomo davanti a te vale più di cento video». Ma quei video, quei messaggi, quei gruppi servono a confermare, riscaldare, legittimare.

Sono la camera d’eco in cui il ragazzo fragile diventa fratello, il fratello diventa militante, il militante impara a considerare la morte non come fine ma come accesso al paradiso. Il martirio arriva dopo, quando la fiducia è già stata costruita. La frase minacciosa sull’uso del coltello appartiene, dunque, a questa liturgia nera. Il coltello è l’arma povera del jihadismo diffuso: domestica, accessibile, senza logistica, senza addestramento complesso. È il punto in cui la propaganda esce dallo schermo e diventa gesto possibile. Non serve una cellula strutturata o una filiera militare, ma un uomo convinto di essere stato scelto. Per questo quei gruppi Telegram non sono folklore digitale, ma laboratori identitari. Producono senso di appartenenza, separazione dalla realtà, targetizzazione del nemico. Trasformano la solitudine in elezione, la rabbia in fede, la morte in premio. Prima della lama c’è sempre una parola. Prima dell’attacco c’è una comunità che induce a panificarlo e realizzarlo.

Dai blog