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La madre di Pamela Mastropietro: "Calpestata la sua memoria. Al carnefice i benefici ma non si è mai pentito"

Francesca Totolo
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«L’hanno picchiata, violentata, uccisa con due coltellate, fatta a pezzi in maniera chirurgica, scuoiata, privata di entrambi i seni, decapitata, dissanguata, lavata con la candeggina e abbandonata in due trolley», con queste parole Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, ha raccontato l’orrore che le ha strappato la figlia di 18 anni, il 30 gennaio del 2018 a Macerata, per mano di Innocent Oseghale, immigrato nigeriano già destinatario di un ordine di espulsione.

Invitata al convegno sulla giustizia riparativa a Parma, organizzato dalla Regione Emilia-Romagna a dal Garante regionale dei detenuti, la donna ha pronunciato un intervento durissimo, consegnando una testimonianza senza filtri contro un sistema giudiziario che, a suo avviso, tutela eccessivamente i carnefici mentre dimentica le vittime.

Alessandra Verni ha criticato apertamente la giustizia riparativa, introdotta e regolamentata dalla Riforma Cartabia, la retorica in merito alla corresponsabilità sociale e i benefici carcerari concessi anche a chi non collabora effettivamente con la giustizia. Ha denunciato altresì l’omertà dell’assassino di sua figlia e le falle istituzionali che hanno permesso un delitto così atroce. «Il colloquio in carcere con Oseghale del 7 marzo 2025 non è stato l’inizio di un sincero percorso di ravvedimento, ma solo un calcolo di convenienza per ottenere benefici carcerari», ha tuonato durante il convegno, affermando che il carnefice di sua figlia non si è mai realmente pentito.

«La ferita sanguina esattamente come il primo giorno, aggravata da un sistema che calpesta la memoria di mia figlia», afferma Alessandra, spiegando: «Sono andata a quel colloquio con Oseghale in carcere per cercare la verità sui complici che lo hanno aiutato a fare a pezzi Pamela, ma mi sono trovata davanti al solito muro di omertà».

In merito alla giustizia riparativa a cui ha avuto accesso per poter incontrare l’assassino di sua figlia, chiarisce che «non deve diventare un mero calcolo di convenienza personale al solo scopo di ottenere benefici, proprio come è accaduto nel colloquio con Oseghale».

Al convegno, si è parlato della Direttiva europea 2012/29/UE, recepita dall’Italia nel 2015, la quale impone agli Stati membri di garantire che ogni vittima di reato e i loro familiari siano informati, assistiti, protetti e messi in condizione di partecipare effettivamente al procedimento penale. «Mi sento presa in giro perché nel mio caso, non è stata applicata per nulla: dopo 8 anni e 5 mesi, sono ancora qui a lottare da sola», ha dichiarato Alessandra, aggiungendo: «Trovo ridicolo e ipocrita che le istituzioni si presentino sulle passerelle durante le ricorrenze e le manifestazioni contro la violenza, declamando discorsi pieni di buoni propositi, se poi nei fatti noi veniamo completamente abbandonati». La mamma di Pamela, come tanti altri familiari, si dice sconcertata della mancanza di un Garante nazionale per le vittime di reato: «Per noi famiglie distrutte, non c’è alcuna tutela istituzionale».

Abbiamo raggiunto telefonicamente Roberto Cavalieri, Garante regionale dei detenuti dell’Emilia-Romagna, tra gli organizzatori del convegno sulla giustizia riparativa: «Ho invitato la signora Verni a Parma perché, senza la sua voce e il racconto del suo dolore, il convegno sarebbe stato parziale». In merito alla mancanza di un Garante nazionale delle vittime di reato e al fatto che la Direttiva europea non sia mai effettivamente stata attuata in Italia, Cavalieri ha commentato: «Ritenendosi così tanto assorbito dall’esecuzione penale, lo Stato soffre di un’amnesia di tipo emotivo, dimenticandosi che esistono delle vittime in carne e ossa e i loro familiari».

Inoltre, ha spiegato che anche le Regioni non hanno politiche forti ed efficaci a tutela delle vittime: «Manca una vera empatia da parte dello Stato e delle istituzioni, i quali sono molto più impegnati a parlare delle condizioni dei detenuto rispetto a quelle di chi ha subito il reato». Secondo Cavalieri, ciò avviene perché lo Stato risponde per primo delle condizioni detentive: «Le vittime sono completamente dimenticate pure nel dibattito politico». Sulla giustizia riparativa, il Garante spiega che funzionerà solo con un forte ruolo della volontà delle vittime, le quali in primis devono essere tutelate dallo Stato, altrimenti verrà ridotta a un mero «esercizio burocratico».

Infine, Cavalieri afferma che il caso della signora Verni è stato malgestito e coordinato con un percorso troppo accelerato: «Non c’era terreno fertile, a mio avviso, anche perché Oseghale ancora nega la responsabilità per quel delitto».

Sulla vicenda, è intervenuta anche l’onorevole Silvia Sardone: «La mamma di Pamela Mastropietro sta lottando come una leonessa per avere piena verità su quanto accaduto alla figlia e condivido le sue osservazioni circa la necessità di tutelare maggiormente le famiglie delle vittime di reati così odiosi».

Esprimendo la sua vicinanza alla madre di Pamela, diventata simbolo delle violenze sulle donne commesse da stranieri, «troppo spesso taciute, censurate o minimizzate dai giornaloni», l’europarlamentare della Lega evidenzia che esistono «sicuramente delle lacune di legge sulla giustizia riparativa, la quale spesso favorisce troppo i colpevoli, anche quelli che non hanno fatto un percorso di vero pentimento e assunzione di responsabilità».

Abbiamo anche contattato Ciro Maschio, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della II Commissione Giustizia della Camera. «La Direttiva europea e il Decreto legislativo, che la recepisce nel nostro ordinamento, stabiliscono in modo chiaro il diritto delle vittime all’informazione, all’assistenza, alla partecipazione al procedimento penale e alla protezione. Quindi i diritti ci sono, però è vero che nella prassi non sempre vengono tutelati, non perché manchino le norme ma per motivi diversi. Ci sono riflessioni in corso su come migliorare la normativa e aumentare le risorse per garantire una maggiore applicazione di quei diritti”, ha evidenziato l’onorevole. Interpellato sulla giustizia riparativa, Maschio ha sottolineato che, essendo stata introdotta più tardi nel nostro ordinamento rispetto ad altri Paesi europei, non ha avuto finora grande applicazione: «Il modello nasce per dare tutela e riparazione principalmente alle vittime del reato ma il recupero e il pentimento del reo devono essere effettivi, altrimenti non ha alcun senso».

Per questo motivo, evidenzia il deputato, «dobbiamo monitorare costantemente l’efficacia di questo modello, perchè se dovesse diventare un escamotage per i detenuti per avere dei benefici e degli sconti, saremmo totalmente fuori dallo scopo della giustizia riparativa e ci sarebbe una vittimizzazione secondaria delle vittime ed una lesione al principio della certezza ed effettività della pena». Per quanto riguarda il Garante nazionale delle vittime di reato, l’onorevole Maschio ha affermato che ci sono alcune proposte di legge di iniziativa parlamentare per istituirlo.

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