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Spunta chat con le tracce della prova: nel caos concorso per 450 magistrati

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Angelo Jannone
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Doveva essere la conclusione del concorso per 450 magistrati ordinari. Si è trasformata, invece, in una giornata di tensione e proteste che rischia di aprire un nuovo fronte di polemiche sulla regolarità delle prove.
Secondo numerose testimonianze raccolte tra i candidati, la contestazione sarebbe esplosa nel Padiglione 3, della Nuova Fiera di Roma, dove operava la commissione principale, dopo che tra i partecipanti sarebbe circolata la notizia dell’esistenza di una chat nella quale sarebbero state diffuse le tracce delle prove di diritto penale e di diritto amministrativo. Testimonianze in parte confuse.
Chi ricorda di aver visto le tracce delle prove successive, sin dal primo giorno, a fianco alla traccia del giorno. Chi che tali tracce circolassero in un gruppo ristretto di candidati.
L’unica certezza è che in pochi minuti il clima si è surriscaldato. Le urla hanno richiamato il personale delle forze dell’ordine presenti per assicurare la sicurezza.
A quel punto, dopo che la commissione si era ritirata per alcuni minuti, è intervenuto al microfono il presidente della commissione, il consigliere della Corte d'Appello di Bari Francesco Cassano, confermando l’accaduto e la decisione di informare la Procura per gli accertamenti del caso, invitando comunque a sedersi e proseguire la prova del giorno, quella di diritto amministrativo, con una traccia dal titolo «Fase preistruttoria nel procedimento sanzionatorio antitrust dell’AGCM».
Ma il monito è servito solo a scaldare ulteriormente gli animi. Tanto che decine di candidati hanno iniziato ad intonare in coro «Buffoni, buffoni», mentre altri abbandonavano i padiglioni. E sui social hanno iniziato a moltiplicarsi le testimonianze di alcuni candidati presenti nei padiglioni. Racconti che se pur non verificati, sembrano convergere con le testimonianze dirette raccolte da Il Tempo. Una candidata del Padiglione 3 scrive su Instagram "excursus vitae", che la commissione si sarebbe ritirata per circa mezz’ora, per poi rientrare annunciando inizialmente la prosecuzione della prova e, solo dopo le proteste dei presenti, confermava al microfono di aver ricevuto segnalazioni e che «l’incartamento» sarebbe stato trasmesso alla Procura.
Commenti al vetriolo, anche da altri padiglioni. Una candidata del Padiglione 1 riferisce che la notizia della presunta fuga delle tracce si era ormai diffusa in una chat mostrata alla commissione con una fotografia delle tracce di diritto penale sul tavolo della commissione il giorno precedente la prova. Secondo un’altra concorrente, stavolta del Padiglione 6, prima della lettura delle tracce il presidente avrebbe preso la parola esprimendo rammarico per la sfiducia manifestata nei confronti della commissione. Una bella gatta da pelare per la commissione esaminatrice, presieduta da Cassano e composta da magistrati, professori universitari e avvocati. Tra i componenti figurano, tra gli altri, i magistrati Alessandro Bogliolo, Daniela Bracci, Maria Lavinia Buconi, Barbara Cao, Antonio Centore, Claudia Chiariotti e Raffaella Gammarota. Una commissione che prevede, su designazione del Csm, del consiglio nazionale forense e del consiglio nazionale universitario, magistrati, avvocati e professori ordinari di materie giuridiche.
Resta comunque da chiarire un aspetto decisivo: se le presunte tracce siano realmente circolate prima della loro ufficiale comunicazione o se la chat di cui riferiscono i commenti, sia stata alimentata soltanto in un secondo tempo. Un elemento che potrebbe fare la differenza sia sul piano penale, sia su quello amministrativo.
Qualora venisse accertata un’effettiva fuga di notizie, il concorso potrebbe essere investito da una raffica di ricorsi, se non annullato, secondo quanto previsto dagli orientamenti del Consiglio di Stato.
Qualunque sarà l’esito degli accertamenti, una certezza già c’è: la fiducia di migliaia di aspiranti magistrati nella trasparenza del concorso è stata profondamente scossa. E per un concorso chiamato a selezionare i futuri magistrati della Repubblica, non è un dettaglio banale.

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