Presidente Conte è arrivato il momento di dire la verità sul Covid
Non si capisce il motivo per cui il leader M5S non si fa audire Emergono possibili conflitti d'interessi intorno al suo governo
Coraggio, presidente Conte. Questa storia del Covid rischia di farle male con il suo atteggiamento reticente. Il rifiuto di seguire la strada proposta dal presidente della commissione Lisei, la mette in cattiva luce. Io e lei sappiamo della reciproca stima, maturata nel suo impegno politico e nel mio lavoro professionale.
Rispetto a prescindere dalle idee di ciascuno.
E proprio per questo stupisce, per quel che mi riguarda, che lei non voglia presentarsi per essere «audito». La dico tutta: proprio perché non ho dubbi sulla sua onestà personale, mi chiedo il perché di questo atteggiamento. Non c’è alcuna manovra di FdI o di chissà chi pensa lei, per metterla in difficoltà. Il dubbio che viene è semmai sul timore che lei non voglia inguaiare vecchi amici e colleghi.
Invece, farebbe bene, presidente Conte, a non guardare in faccia a nessuno e a dire ciò che sa. Non bastano i social o le comparsate nei telegiornali: c’è bisogno di verità di fronte alle carte che la commissione Covid ha a disposizione e che lei può agevolmente conoscere proprio per essere stato a capo del governo durante la pandemia.
Vero, la prassi vuole che lei si dimetta da commissario, salvo poi rientrarvi di nuovo, per farsi fare le domande del caso. La sua capacità oratoria e la volontà di fare chiarezza potrebbero convincere tutti. Ma lei non lo fa: perché? Eppure non ci sono prove che dimostrino un suo coinvolgimento diretto in illeciti, ma le ombre sulle consulenze maturate in favore dello Studio Alpa sono concrete e gravi.
Nella commissione Lisei sono emersi fatti pesanti. Un imprenditore ha dichiarato, in risposta alle domande di Alice Buonguerrieri di Fratelli d’Italia, di aver pagato 454.000 euro a professionisti dello Studio Alpa (tra cui Luca Di Donna, ex collega dello stesso studio di Conte) per una consulenza sostanzialmente minima: «Una lettera e controllare documenti» legati a commesse di mascherine/tamponi con la struttura commissariale di Arcuri. E questo a fronte di forniture da circa 3,3 milioni.
Altri testimoni hanno parlato di un meccanismo: chi pagava queste «consulenze» otteneva commesse; chi rifiutava, controlli e ostacoli. Lo studio Alpa era quello in cui Conte ha lavorato: sono lecite domande su quel che succedeva? O deve accadere come al processo Salvini di Palermo con troppi «non so» e «non ricordo»?
Mi creda: non è il caso di querelare nessuno, basta rispondere alle domande.
Anche audizioni precedenti avevano tirato fuori nomi e casi simili. Questo non dimostra certamente che Conte intascasse qualcosa o dirigesse tutto, ma solleva dubbi seri su opacità e possibili conflitti di interesse intorno al suo governo e alla gestione degli appalti emergenziali (con tanti miliardi spesi). Proprio per questo è lei che semina dubbi, quasi a dare fondamento alla tesi di chi le contesta di avere qualcosa da nascondere. Procrastinare oltre ogni limite accettabile l’audizione in commissione rafforza i sospetti.
Se tutto è pulito, presentarsi, rispondere sotto giuramento e smontare le testimonianze è la mossa vincente. Evitarlo dà l’impressione di chi non vuole finire sotto torchio su nomi, date e flussi di denaro. Un ex premier deve invece avvertire il dovere di correre a chiarire tutto nella sede istituzionale. Lo stallo attuale fa male soprattutto alla sua immagine: chi non ha nulla da nascondere non scappa dal confronto diretto su una tragedia nazionale. La verità piena servirebbe ai cittadini, al di là degli scontri di parte.
È vero che Conte pone una questione politica: per lui la commissione è uno strumento della maggioranza. Ma dall’altra parte pesa molto di più il no a rispondere. Che sposta agli occhi di tutti la bilancia dalla parte dei suoi avversari politici. La pulizia che rivendica la testimoni di fronte a chi sta lavorando comunque per una istituzione: se si mette in dubbio anche questo, si fa strage della Costituzione e dei regolamenti parlamentari: e un ex premier non può permetterselo. Sarebbe un pessimo esempio di fronte al Paese.
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