minaccia anarchica

Cospito e 41 bis, il tribunale si riserva sul ricorso. La minaccia anarchica, la bomba di Roma e il ritorno della Fai

Valerio Castro

Il Tribunale di Sorveglianza si è riservato la decisione sul ricorso presentato da Alfredo Cospito contro il rinnovo del regime di 41 bis. Dopo l'udienza svoltasi oggi a Roma, i giudici hanno annunciato che si pronunceranno entro una decina di giorni sulla richiesta avanzata dalla difesa dell'anarchico detenuto nel carcere di Sassari. Motivo del ricorso il provvedimento con cui, alla fine di aprile, il Ministero della Giustizia ha prorogato per altri due anni il regime di carcere duro nei confronti di Cospito, in vigore dal 2022. Nelle 75 pagine del decreto ministeriale vengono richiamati i pareri favorevoli alla proroga espressi dalla Direzione nazionale antimafia, dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino e dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione del Viminale.

 

Secondo gli investigatori, l'area anarchica riconducibile alla figura di Cospito continuerebbe a rappresentare un concreto fattore di rischio per l'ordine pubblico e la sicurezza nazionale. Da qui la convinzione che un eventuale passaggio dal 41 bis a un regime detentivo meno restrittivo potrebbe consentire la ripresa di contatti e comunicazioni con ambienti ritenuti potenzialmente eversivi.

Tra gli elementi sottolineati nel provvedimento ministeriale figura anche l'esplosione avvenuta il 19 marzo scorso nel Parco degli Acquedotti, a Roma, dove hanno perso la vita Sandro Mercogliano e Sara Ardizzone (che compare nella lista dei 13 imputati del processo che inizierà il 22 giugno) mentre stavano maneggiando un ordigno all'interno di una struttura abbandonata. Un episodio che, secondo gli chi indaga, confermerebbe la persistenza di ambienti anarchici radicalizzati.

L'udienza si è però concentrata soprattutto sull'attualità della minaccia attribuita alla Federazione anarchica informale e sul ruolo che Cospito continuerebbe a esercitare all'interno di quell'area.

La difesa, rappresentata dall'avvocato Flavio Rossi Albertini, ha contestato questa impostazione sostenendo che gli ultimi attentati rivendicati dalla sigla Fai risalgono ormai al 2022 e al 2023 e che, da allora, non vi sarebbero stati ulteriori episodi riconducibili all'organizzazione. Il legale ha inoltre evidenziato come Mercogliano e Ardizzone non fossero collegati alla Federazione anarchica informale. Mercogliano era stato assolto dall'accusa di appartenenza alla Fai nel processo Scripta Manent di Torino, mentre Ardizzone figurava tra gli imputati assolti nell'inchiesta Sibilla di Perugia, relativa alla rivista anarchica "Vetriolo".

 

Un altro punto contestato dalla difesa riguarda il richiamo, nelle motivazioni del rinnovo del 41 bis, a procedimenti giudiziari che negli anni hanno visto cadere l'accusa più grave di associazione con finalità di terrorismo. Tra questi figurano proprio il processo sulla rivista Vetriolo e l'operazione Byalistok del 2020, che coinvolse alcuni frequentatori del centro sociale Bencivenga di Roma. Per gli investigatori, tuttavia, Cospito continuerebbe a rappresentare un punto di riferimento per una vasta galassia anarchica e potrebbe impartire indicazioni operative anche dall'interno del carcere.

 

Nelle carte ministeriali si sostiene inoltre che il detenuto sarebbe comunque in grado di mantenere un flusso informativo sull'esterno attraverso i colloqui con la sorella. Argomentazioni che la difesa definisce prive di riscontri concreti e contraddette dagli stessi esiti processuali maturati negli ultimi anni. Secondo Rossi Albertini, infatti, le sentenze hanno progressivamente smontato il quadro accusatorio che collegava numerosi militanti alla Federazione anarchica informale. All'esterno del tribunale, in occasione dell'udienza, si è svolto un presidio di solidarietà nei confronti di Cospito. Un presidio è stato annunciato per il 22 giugno a piazzale Clodio, in concomitanza con una delle udienze del processo sui disordini seguiti a un corteo a Trastevere del gennaio 2023.