Non solo Picierno, anche Gori verso l'addio dal Pd
L’adesione di Picierno al Partito Democratico Europeo, anticipata sulle colonne de Il Tempo, è solo la goccia che fa traboccare il vaso del centro dem. A queste latitudini, da mesi, l’aria è pesante. L’alleanza con la Cgil, le ventilate patrimoniali e gli ammiccamenti ai Pro Pal, d’altronde, non possono compiacere quell’area liberale che tutto vuole, tranne che nuove tasse e fondamentalismi vari. Il disagio, manifestato dalla parlamentare di Santa Maria Capua Vetere, non è un qualcosa di isolato tra i moderati del campo largo. Ecco perché, a certe latitudini, non sono da escludere colpi di scena e ulteriori abbandoni.
Chi da mesi avverte più di un semplice mal di pancia per la "linea rossa" di Schlein, ad esempio, è l’europarlamentare Giorgio Gori. Tutti sanno che l’ex sindaco di Bergamo non ha nulla a che vedere con occupazioni abusive, ecologismi scellerati o perestrojke 2.0. Medesimo ragionamento vale per una politica estera incentrata sempre più sugli ammiccamenti verso Pechino. Motivo per cui il giornalista, da mesi in dissidio con le posizioni radicali del Nazareno, potrebbe emulare presto la vicepresidente del Parlamento Ue e lasciare le stanze del Nazareno. Non c’è ancora una data ufficiale, ma i ben informati, dicono che l’annuncio arriverà a breve. Il politico lombardo, d’altronde, era stato tra i pochi a inviare una nota di solidarietà verso l’amica Pina e condannare, al contrario, chi la dipingeva come "traditrice". «Ho condiviso con lei molte battaglie e continuerò a farlo», scriveva sui suoi profili social, esortando il Pd a «essere consapevole del problema» generatosi tra chi la pensa in un determinato modo. Neanche tale nota, però, basta a catturare l’attenzione dei colonnelli del campo largo. Motivo per cui, in queste ore, lo stimato amministratore starebbe tenendo più di qualche semplice interlocuzione con Renew, il gruppo continentale fondato dal primo inquilino dell’Eliseo. Il rapporto tra Gori e quei socialisti, di cui Elly si vanta di appartenere, non è mai stato idilliaco. Altra ragione per cui la nuova fuoriuscita potrebbe arrivare a stretto giro.
A esprimere, intanto, entusiasmo per la decisione di Picierno è il segretario generale del Pde, Sandro Gozi: «Una scelta coerente e importante che rafforza il nostro progetto». Sottolinea, infatti, come «anche in Italia occorra lavorare per promuovere una forza federalista europea, riformatrice e di governo, capace di coniugare libertà e innovazione, sicurezza e diritti, potenza e democrazia transnazionale».
Più di un semplice invito, in tal senso, è quello rivolto a Romano Prodi, il padre dell’Ulivo, con cui da mesi i transalpini dialogano e a Francesco Rutelli, storico leader della Margherita. «Una storia quella dei Democratici Europei - sottolinea - che affonda le radici nelle loro intuizioni».
Ecco perché Spazio Pubblico, il neonato movimento fondato da Picierno, pur avendo raccolto oltre 4 mila adesioni nelle prime ventiquattro ore, è solo una parte di un qualcosa di più ampio. Il cantiere per creare l’alternativa a Schlein è, metaforicamente parlando, al taglio del nastro. Le politiche, d’altronde, si avvicinano e quelli che, fino a ieri, si facevano chiamare "terzopolisti" non intendono più spendersi come gregari per qualche briciola.
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