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Madre e figlia avvelenate, nuova ipotesi: caccia a ricerche sulla ricina nei loro dispositivi

Luigi Frasca
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Gli investigatori, al lavoro sul giallo di Pietracatella, vogliono sapere se, a cercare in rete notizie sulla ricina, siano state le stesse donne poi morte avvelenate, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia. È quanto emerge dalla convocazione dei legali delle parti offese e degli indagati, per venerdì mattina, in Questura a Campobasso, quando saranno estratti i dati da telefoni, modem, pc e tablet prelevati nei giorni scorsi dalla casa di Pietracatella.

I nuovi accertamenti tecnici non ripetibili, per il caso di Pietracatella, su telefoni e computer, saranno effettuati da personale dello Sco, delegato dalla Procura di Larino. Gli esperti informatici dell'Anticrimine dovranno estrarre i dati dai 7 dispositivi elettronici prelevati nella casa della famiglia Di Vita lo scorso 4 maggio. Lo Sco avrà poi 60 giorni di tempo per consegnare il lavoro.

 

a procura, nel dettaglio, chiede di estrapolare da ciascun apparato dati utili per accertare rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet eventualmente dirette a procurarsi ricina, anche da parte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi. Poi l'estrapolazione delle eventuali chat intrattenute tra mamma e figlia, inerenti la patologia da ricina. Viene anche chiesta l'estrapolazione di tutti i dati relativi ai rapporti con familiari, parenti e amici, da identificare, per accertare fatti e circostanze idonee a ricostruire le abitudini di vita, i rapporti interpersonali delle vittime; infine, i dati relativi alla presenza di documenti, note, pagine di diario, missive inerenti eventuali patologie sofferte dalle vittime e non conosciute.

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