Modena, l'analista Giovanni Giacalone: "Metodo da lupo solitario"
«Il modus operandi parla chiaro: è quello tipico dell’attentato del lupo solitario. È già successo prima in altri Paesi, e ora potrebbe essere stata lavolta dell’Italia. Non ci sono ancora prove incontrovertibili, ma questo è un indizio molto significativo. D’altra parte il "clima" culturale, tra ProPal e propaganda, c’è, così come ci sono le condizioni materiali. Il terrorismo islamico negli ultimi anni è cambiato molto». Giovanni Giacalone, analista di estremismo islamico e terrorismo e membro del David Institute for Security Policy, ha analizzato per Il Tempo quanto accaduto ieri a Modena, quando un trentenne di seconda generazione si è lanciato con la sua auto contro la folla, ferendo decine di persone e accoltellandone una.
Dottor Giacalone, siamo davanti ad un attacco terroristico?
«Qualcuno dirà che è presto per dirlo, ma per me il modus operandi dell’azione è spesso rivelatore. E quello andato in scena ieri a Modena è tipico dell’attentato del "lupo solitario". L’auto sulla folla, l’accoltellamento, la fuga, sono tutte caratteristiche che abbiamo già visto in numerosi altri attacchi in Europa e Usa, alcuni legati al terrorismo islamico, altri no. Magari poi si scopre che non è così, ma al momento, pur non essendo una prova, questo è un indizio oggettivo. E non è il solo».
Quale sarebbe l’altro?
«L’altro indizio è che i suoi profili social non sono reperibili. Subito dopo l’attacco, come sempre faccio in questi casi, sono andato a vederli, ma non c’erano. Ed è strano che un ragazzo di 30 anni laureato non possieda profili social a lui riconducibili. Ripeto: siamo davanti a una persona di seconda generazione che ha utilizzato un modus operandi classico di lupi solitari, chiamiamoli così, dell’Isis, per sferrare un attacco riconducibile ad uno specifico tipo di terrorismo. E che non avrebbe alcun profilo social. Poi magari viene fuori che si trattava di un "semplice" squilibrato, ma al momento questa è una soluzione che non mi convince del tutto».
Questa è la prima volta che un caso del genere si verifica in Italia. In altri Paesi europei era già successo, ma qui mai: è un segnale di qualcosa di più "grande"?
«In realtà non sarebbe il primo attacco di un lupo solitario, ce ne sono stati altri in passato. Ma è corretto dire che sia il primo fatto in questa modalità, attraverso il car ramming. Se dietro ci possa essere un piano più esteso contro l’Italia o se il nostro Paese sia salito in cima alla lista degli obiettivi da colpire è difficile dirlo. Sicuramente non mi stupisce, però: il clima che c’è oggi, purtroppo, favorisce questo tipo di situazioni».
A quale clima si riferisce?
«Al terreno fertile creato da una certa propaganda, penso a quella Pro-Pale di estrema sinistra, che è arrivata a livelli di guardia e che diventa terreno fertile per episodi di questo tipo. Nel momento in cui un certo tipo di narrativa prende piede e viene ripetuta costantemente nel tempo, se non si pone un argine a questo tipo di fenomeno, prima o poi qualcosa succede, è inevitabile. Ovviamente non sto dicendo che l’attacco di ieri sia necessariamente legato a questo clima. Ma che esso possa favorire episodi violenti, non ci sono dubbi».
Esiste un modo per arginare un terrorismo ormai diventato così "fluido"?
«I terrorismo islamico è cambiato. Adesso è difficilissimo che si verifichino attentati con organizzazioni di stampo tradizionale, con catena di comandoe controllo, come poteva essere Al-Qaeda. Con l'ISIS molte cose sono cambiate: Oggi chiunque può alzarsi una mattina e fare un attentato e eventualmente rivendicarlo, oppure la stessa organizzazione che prende la palla al balzo e la rivendica. Prevenirli è sempre più difficile».
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