Garlasco

Garlasco, "cariche d'odio": a Ore 14 Sera le lettere della madre di Sempio a Stasi

Ignazio Riccio

Tra i documenti emersi nelle ultime ore nel tormentato caso Garlasco, a colpire non sono solo le intercettazioni o le perizie tecniche, ma due lettere scritte di proprio pugno da Giuseppina Sempio, madre di Andrea, e indirizzate ad Alberto Stasi durante la sua detenzione. Il conduttore Milo Infante le ha mostrate nella puntata di giovedì di “Ore 14 Sera”, definendole senza mezzi termini "cariche d'odio e di rancore".

La prima lettera non ottenne risposta. Ed è proprio da questa mancanza che prende le mosse la seconda missiva, datata 31 gennaio 2019, quella che ha suscitato maggiore scalpore. La mittente apre dichiarando che il silenzio di Stasi le ha confermato che la giustizia italiana con lui non ha sbagliato, poi aggiunge: "Stai tranquillo, non ho intenzione di insultarti, ti basta guardarti allo specchio la mattina".

 

Seguono gli auguri più feroci della lettera: "Auguro solo a te e a tutti quelli che hanno fatto del male alla mia famiglia e a mio figlio Andrea che Dio o il destino o la vita - chiamalo come vuoi - vi riservi né più né meno ciò che vi siete meritati".

Poi l'affondo sulla madre di Stasi, Elisabetta, che in un'intervista alle “Iene” aveva dichiarato di vedere l'innocenza negli occhi del figlio. La Sempio le risponde per iscritto con tagliente ironia: "Le consiglio una bella visita oculistica, ne ha bisogno, ma da uno specialista bravo. Se non ha i 120 euro per la visita glieli offro io. Ci siamo mangiati migliaia e migliaia di euro a causa delle vostre indagini difensive".

La lettera si chiude con un avvertimento esplicito: "E se per caso ti venisse in mente di strumentalizzare queste due lettere per fare ancora qualcosa sappi che ho le fotocopie e sono state visionate da un avvocato. Addio".

La seconda lettera ha un registro diverso, più amaro che rabbioso. La Sempio vi ricorda di aver lavorato come vigilatrice penitenziaria nel carcere di Voghera e richiama un'iscrizione che dice di aver visto nelle celle, una frase cruda sul rapporto tra denaro e giustizia, quasi a voler dire di conoscere bene i meccanismi di quel mondo. Poi il tono si fa definitivo: "La mia famiglia pagherà per anni per qualcosa di ingiusto. Mio figlio è innocente. Ci siamo riempiti di debiti per pagare gli avvocati. Ci avete rovinati!".

 

La psicoterapeuta Sarah Viola, interpellata da Infante, ha definito le lettere inquietanti sotto un profilo psicologico: una madre che ha ancora il figlio accanto a sé scrive con quella crudezza a un uomo che ha perso la fidanzata, chiunque ne sia stato il responsabile. Ha parlato di aggressività gratuita, chiedendosi a cosa potesse servire farlo, e ha sottolineato come il clima emotivo familiare possa aver condizionato lo stesso Andrea, che nei soliloqui registrati in auto mostra un'ossessione per i dettagli del delitto difficile da ricondurre alla sola preoccupazione di un innocente.

Antonio De Rensis, avvocato di Stasi, ha scelto la sobrietà: “Quelle lettere – ha detto – si commentano da sole”. Ha però ricordato che Elisabetta Stasi ha perso il marito Nicola - scomparso un anno dopo la riapertura del processo - ha il figlio ancora detenuto e avrebbe avuto, a suo dire, ben più ragioni per sfogarsi su carta.

 

Rita Cavallaro ha invece collegato le missive a un dato concreto che emerge dall'inchiesta: la famiglia Sempio ha effettivamente sostenuto spese importanti, ma secondo la Procura non sarebbero state destinate esclusivamente agli onorari legali. Quarantacinquemila euro consegnati in contanti nello studio di un avvocato, suddivisi tra tre professionisti: un capitolo ancora tutto aperto.

Le lettere sono diventate pubbliche in concomitanza con le rivelazioni della trasmissione Discovery e alimentano ulteriormente il dibattito su una vicenda che, a quasi vent'anni dall'omicidio di Chiara Poggi, sembra ancora ben lontana da una parola definitiva.