La rete in Italia che inneggia all'Iran e invita alla "resistenza islamica"
La moschea sciita di Roma rilancia l'intervento di Piccardo, fondatore Ucoii, che esalta Hezbollah, Hamas e Jihad in Palestina. Nella Capitale il ritrovo dell'Asse Antimperialista dal titolo emblematico: «Capire Teheran»
C’è chi tifa Iran anche in Italia. Lo scorso 9 maggio a Roma, nella grande sala dell’auditorium di via Rieti, si è tenuto un convegno dal titolo significativo: «Capire l’Iran», organizzato dall’autoproclamatosi Asse Antimperialista. Sul palco si sono dati il cambio diversi oratori, tutti uniti da una missione ben precisa: illustrare le ragioni, attuali e storiche, in favore del regime degli ayatollah. Un intervento in particolare è stato molto gradito. Quello di Hamza Roberto Piccardo, fondatore dell’Ucoii (Unione comunità islamiche italiane) che condivide molte delle battaglie della sinistra nostrana, tanto che nei mesi scorsi si è battuto in prima linea contro il referendum della giustizia invitando i musulmani d’Italia a votare decisamente per il No. A Piccardo va riconosciuta la chiarezza. Dopo una lunga dissertazione storica sulle vicende del Medio Oriente, è andato dritto al punto, elogiando senza giri di parole la «resistenza islamica».
Il suo intervento non è passato inosservato, tanto che è stato ripreso integralmente dalla più grande moschea sciita della Capitale, quella di via Spello al Tuscolano, che nel quartiere chiamano la «piccola Teheran». Il ragionamento di Piccardo è il seguente: «L’Asse della Resistenza rimane uno dei più potenti strumenti di influenza non convenzionale mai costruiti nel Medio Oriente moderno. Esso ha permesso all’Iran di sfidare apertamente Israele e gli Stati Uniti, di sopravvivere a quarant’anni di isolamento e di portare la sua impronta ideologica fino al Mediterraneo e al Mar Rosso, e ridare a tutta la Umma (termine che indica la comunità dei musulmani nel suo insieme, ndr) la percezione di essere un’altra volta, dopo gli splendori del passato, soggetto capace di autonomia e attrattiva». Poi, per non fugare ogni dubbio, ha indicato da chi è promossa questa azione meritoria. «L’Asse della Resistenza – da Hezbollah in Libano a Hamas e alla Jihad Islamica in Palestina, fino alle milizie irachene e yemenite – non è soltanto una galassia militare, ma una forma innovativa di politica internazionale basata sulla legittimità morale e sulla solidarietà religiosa. Se nel lungo periodo la resistenza islamica continuerà a contrastare la politica regionale, significa che avrà saputo reinterpretare la propria missione in chiave costruttiva: non più semplice opposizione all’egemonia, ma progetto di integrazione, giustizia e autodeterminazione, in sha’Allah (se Dio vuole, ndr)».
La moschea sciita di Roma appoggia apertamente gli ayatollah. Quando è stata uccisa la Guida Suprema Ali Khamenei questo centro islamico lo ha celebrato ricordando il suo «martirio», frutto della «massiccia aggressione militare contro il Paese» di Stati Uniti e Israele. Nell’ottobre di due anni fa questa moschea finì alla ribalta della cronaca anche per la preghiera e la veglia in onore di Hassan Nasrallah, il capo di Hezbollah, ucciso da Israele a Beirut durante un raid. La stessa organizzazione paramilitare islamista libanese che Piccardo ha inserito nell’Asse della Resistenza ai Paesi imperialisti.
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