indagini

Garlasco, quanto possono "pesare" i post di Sempio in un processo

Rosa Scognamiglio

Sarebbero circa 3.000 i messaggi che Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, avrebbe scritto sul forum “italian seduction club”, con lo pseudonimo di “Andreas”, raccontando le proprie disavventure sentimentali. L’attività coprirebbe un periodo che va dagli inizi di novembre del 2009 fino al novembre del 2016 e sarebbe stata analizzata da un profiler del Racis dei carabinieri, su richiesta della Procura di Pavia, per tracciare un profilo personologico del giovane. In un post risalente al 2010, citando il sociologo Francesco Alberoni, Sempio raccontava di una sua “one itis”, un termine gergale che sta ad indicare una sorta di “ossessione” nei confronti di una ragazza, poi identificata con una barista, quando aveva tra i diciotto e i vent’anni. In altri messaggi condivideva riflessioni sulle donne e i rapporti di coppia in generale. I contenuti citati, unitamente ad altro materiale, sarebbero stati acquisiti agli atti dell’inchiesta condotta dal procuratore di Pavia Fabio Napoleone e potrebbero essere utilizzati in sede processuale nell’eventualità di un rinvio a giudizio del 39enne.

 

“Se c'è una perizia o consulenza tecnica si esamina tutto, quindi anche i messaggi”, ha spiegato ai microfoni di Mattino Cinque il noto psichiatra forense Marco Lagazzi. “Ad esempio, - ha proseguito l’esperto - quando avevamo esaminato Luca Delfino (il cosiddetto "killer delle fidanzate", condannato per omicidio nel 2009, ndr) si era presa in esame anche tutta l'attività di tipo messaggistico e addirittura tutta la sequenza di telefonate fatte da lui. Però, ripeto, è completamente diverso l'ambito investigativo o, nel caso, quello che può fare un consulente della Procura, qualora fosse nominato anche un consulente psichiatra o psicologo della Procura", rispetto a "quello che invece deve essere poi fatto in una sede di valutazione peritale in contraddittorio”.

 

Sulla questione è intervenuto anche l’avvocato Fabrizio Gallo, legale di Massimo Lovati, fornendo alcune puntualizzazioni tecniche. “Questi messaggi, oltre al fatto che possono essere inseriti, come diceva l'ospite (Lagazzi ndr) in una perizia, sono interessanti perché possono entrare, dice la Cassazione, come prova documentale e possono essere valutati dal giudice. - ha chiarito - Non sotto l'aspetto criminologico, che quello potrebbe essere anche vietato se non entrano con una perizia, ma possono essere legittimamente valutati come elementi di prova in ordine a un movente ascrivibile all'imputato in dibattimento”. Questi messaggi “hanno un valore probatorio che la Cassazione stabilisce essere di grande rilievo per tracciare non solo la personalità, che non può essere tracciata in dibattimento, ma anche il suo movente”, ha concluso Gallo.