indagini flop

Garlasco, i dubbi sulle Cappa, gli orari e le bici: parla l'ex maresciallo Marchetto

Rosa Scognamiglio

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, l’ex maresciallo Francesco Marchetto, allora comandante della Stazione dei carabinieri di Garlasco, torna a parlare in tv. Ospite del programma Incidente Probatorio - Speciale Garlasco, andato in onda ieri sera su Canale 122 - Fatti di Nera, Marchetto ha sollevato alcuni dubbi sulla gestione delle indagini, che nel 2014 portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi per il delitto della fidanzata. “Biciclette mai viste e orari falsati. Se avessero fatto queste domande, il caso sarebbe chiuso da tempo”, ha dichiarato, evidenziando presunte lacune investigative e “mancati riscontri”.

 

Al centro delle sue osservazioni si collocano le dichiarazioni rese da Stefania Cappa, una delle due gemelle, e da sua madre, le quali, a suo dire, presenterebbero incongruenze mai approfondite dagli inquirenti dell’epoca. È importante precisare che le due donne, rispettivamente cugina e zia di Chiara, non sono mai state indagate né sospettate, anche se sono state spesso citate dalla stampa, talvolta senza un reale riscontro nei fatti. “Stefania Cappa dichiarò che la famiglia possedeva una bicicletta nera. Possibile che, dopo quattro o cinque interrogatori, nessuno sia andato a verificarne l’esistenza o a redigere un’annotazione di polizia giudiziaria? Sentire una persona all’infinito è inutile se non si controllano i fatti”, ha affermato Marchetto. “La madre dichiara di essere uscita alle 9:15 - ha osservato - ma un commerciante di Garlasco la colloca alle 8:30 davanti al suo negozio. Perché non è stata richiamata per chiarire? Erano verifiche semplici, elementari”.

 

Infine, l’ex carabiniere si è soffermato sulla condanna di Alberto Stasi.  Pur senza mettere formalmente in discussione la sentenza, Marchetto ha evidenziato una presunta lacuna procedurale: “Su tre decreti di perquisizione, nessuno ha mai riguardato il capannone, nonostante fosse nella disponibilità dell’indagato. È difficile comprenderne il motivo”. Ha quindi ribadito che la soluzione del caso “era a portata di mano”: “Se avessero fatto quelle domande - ha concluso - oggi non saremmo qui dopo 18 anni”.