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Garlasco, quelle morti sospette e le nuove indagini: "Mio marito non si è ucciso"

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Rosa Scognamiglio
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La riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi ha riportato sotto i riflettori dei media una serie di morti, ritenute sospette, avvenute a Garlasco. Si tratta per lo più di casi - in alcun modo collegati al delitto della 26enne - di suicidi considerati anomali. Come quello del pensionato 88enne Giovanni Ferri, trovato senza vita in via del Mulino, all’interno di un’intercapedine, con ferite alla gola e ai polsi, la mattina del 22 novembre 2010. Il caso venne archiviato come suicidio. Una conclusione che non ha mai convinto la moglie del defunto, Maria, la quale, ancora oggi, adombra qualche dubbio sull’ipotesi di un gesto estremo. Le perplessità della donna sono alimentate, anche e non solo, dal fatto che l’arma con cui l’uomo si tolse la vita, un coltello, fosse stato ritrovato “in mano” alla vittima, come emergerebbe da alcune testimonianze. Una circostanza considerata insolita o poco compatibile con la modalità suicidaria.

 

L’inviato di Mattino Cinque a Garlasco, Emanuele Canta, ha intervistato l’anziana vedova, la quale sostiene che possano esserci state altre circostanze non approfondite sul decesso del coniuge. “A me prima avevano detto che non aveva niente e poi hanno tirato in ballo che c’era un coltello”, ha dichiarato la signora Ferri. Rispondendo alla domanda del giornalista se avesse mai avuto l’impressione che l’indagine sia stata archiviata frettolosamente, la donna ha manifestato qualche perplessità: “Mi aspettavo che investigassero il perché (le ragioni dell’estremo gesto ndr). E invece è stato tutto chiuso lì, perché io non ho saputo più niente”. E ancora, parlando del luogo in cui venne ritrovato il corpo senza vita del coniuge, la donna ha assicurato che “non passava mai da quella strada per andare al bar. Per quale motivo sarebbe dovuto passare da quella strada?”.

 

Successivamente, l’inviato di Mattino Cinque ha interpellato il maresciallo Roberto Pennini che, nel 2010, era vicecomandante dei carabinieri in servizio presso la Stazione di Garlasco. “Non sono intervenuto io in quella circostanza, lo hanno fatto i miei colleghi - ha chiarito l’intervistato - Sul posto intervenne il medico legale. Dopodiché la salma fu trasferita presso la medicina legale di Pavia. Ritengo che sia stata trasferita lì per avere l’esame autoptico, poi se ci sia stato o meno questo non lo so”. Riguardo alle ferite riscontrate sul cadavere, Pennini ha detto: “Non so da dove derivi il fatto che siano stati tagliati entrambi i polsi. Io mi ricordo che chi aveva fatto il sopralluogo aveva evidenziato il polso sinistro tagliato e la gola, se non erro, in entrambe le due parti”. E infine, a proposito dell'arma, il carabiniere ha precisato: “Ho sempre parlato dell’arma, del coltello, che era lì presente. All’inizio si sosteneva che si era tagliato questi polsi e il collo e non era stata rinvenuta nessun’arma e io ho sempre sostenuto che il coltello c’era. L’arma c’era, era in mano alla vittima".

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