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Antagonisti in piazza per il 25 aprile contro gli attori della nostra Liberazione

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Francesca Musacchio
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 La galassia antagonista non ha capito bene che cosa si festeggia il 25 aprile. In alternativa lo ha capito benissimo e ha deciso di svuotarlo per riempirlo con altro. Non la Liberazione dal nazifascismo, ma l’ennesimo contenitore buono per infilarci dentro «sionisti», «guerrafondai», Usa, Cuba, Palestina, Iran, riarmo, porti, navi, Nato e imperialismo. Il risultato è una caricatura. Si celebra la Liberazione e, nello stesso contesto, si attaccano gli Alleati anglo-americani che furono parte decisiva della campagna d’Italia. Il manifesto più onesto, perché brutalmente esplicito, lo firma l’area dei Giovani palestinesi: «Per un 25 aprile partigiano. Antifascismo è antisionismo». Non c’è nemmeno lo sforzo di fingere un legame storico. Un altro post rincara: «25 aprile di liberazione con la resistenza sempre», con dentro Gaza, Libano, Giudea e Samaria, Siria, Yemen, Iran, Usa, «entità sionista» e governi del Golfo. In pratica manca solo il meteo. La Liberazione italiana sparisce. A Livorno il Gruppo autonomo portuali la mette così: «Livorno non rifornisce la guerra» e trasforma il 25 aprile nel presidio contro la nave «Chemical Traveller», contro i rifornimenti «all’entità sionista» e contro una filiera che, nella loro narrazione, unisce carburante, logistica, porti, lavoro e devastazione. A Roma, la Rete dei comunisti completa il repertorio: «Resistere all’imperialismo, opporsi al riarmo. Da Cuba alla Palestina dalla parte dei popoli che resistono!».

 

Anche qui il 25 aprile diventa un volantino geopolitico a pannello unico. La festa della Liberazione, dunque, è la clava contro Stati Uniti e Israele, dimenticando che la liberazione dell’Italia dal nazifascismo non fu una seduta di autocoscienza del collettivo antagonista, ma il punto di arrivo di una guerra combattuta dalle forze alleate che risalirono la penisola, sfondarono la Linea Gotica e arrivarono alla resa tedesca.

Nello stesso dispositivo militare operarono anche reparti come la Brigata Ebraica. Ed è qui che arriva la miseria storica. Le reti antagoniste e non solo, hanno urlato il solito copione della Brigata Ebraica «da cacciare», degli ebrei «che non verranno».

 

Peccato che la comunità ebraica non diserti un bel nulla. «L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e le comunità ebraiche in Italia nel rispetto dello Shabbat, giorno del riposo ebraico, non parteciperanno ufficialmente ai cortei del 25 aprile spiega a Il Tempo Ruben Della Rocca, assessore alla Memoria dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane - ma saranno presenti moralmente nel fondamentale ricordo della lotta di liberazione dal nazifascismo e della lotta partigiana. Resistenza alla quale presero parte oltre 900 ebrei e lotta di liberazione che vide protagonista sulla Linea gotica la Brigata Ebraica. Nessun passo indietro quindi degli ebrei italiani conclude - pronti a rivendicare con orgoglio l’adesione ai festeggiamenti del 25 aprile nel ricordo della lotta di liberazione. Ci auguriamo, piuttosto, di non vedere nelle piazze italiane simboli e bandiere di chi, in quei giorni drammatici, scelse di schierarsi con Hitler come fece il Gran Mufti di Gerusalemme, dando vita addirittura ad un battaglione bosniaco mussulmano inquadrato nelle SS naziste». Il sito dei Carc, del resto, lo dice con una sincerità quasi commovente: l’obiettivo dichiarato è «liberare il corteo dai guerrafondai e dai sionisti». Più che antagonisti, sembrano comparse di una ricorrenza che non hanno capito. O che hanno deciso di occupare, con la consueta arroganza di chi scambia il megafono per la storia.

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