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ProPal attaccano la Brigata Ebraica, comunisti contro radicali e due attivisti Anpi feriti

Foto:  Ansa 

Angela Bruni
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Dopo più di un'ora di contestazione dei movimenti proPal che hanno bloccato il corteo del 25 Aprile, la Brigata Ebraica scortata dalla polizia in antisommossa ha dovuto abbandonare il corteo milanese che celebra la Liberazione dal nazifascismo. Nel caos e nella tensione di quegli istanti si levano cori, urla e insulti. Denuncia Emanuele Fiano, figlio di Nedo, ex prigioniero nel campo di sterminio di Auschwitz, un insulto antisemita partito da un manifestante al loro indirizzo: "Siete solo saponette mancate". Lo stesso Fiano descrive la cacciata della Brigata come "una sconfitta del senso della manifestazione, della libertà e della democrazia. Siamo stati espulsi perché manifestavamo per la libertà e per la pace. Avevamo uno striscione che diceva 'Due popoli, due Stati', siamo stati espulsi da parte di qualche migliaio di persone che accetta solo la loro libertà, ma non quella degli altri". Da una parte migliaia di manifestanti e attivisti filo palestinesi, dall'altra i vessilli della Brigata Ebraica, una rappresentanza dei giovani di Forza Italia, bandiere ucraine, degli Stati Uniti e dell'Iran. La mediazione della questura non è servita. "È una ferita profonda", dice la deputata del Partito Democratico Lia Quartapelle, che aggiunge: "C'è una responsabilità del Governo che non ha garantito una corretta gestione dell'ordine pubblico. Nella città medaglia d'oro alla Resistenza, non possono sfilare in sicurezza le persone che portano i simboli ebraici, come la Stella di David, 81 anni dopo la Liberazione. "Siamo tornati agli anni del ventennio fascista, siamo tornati negli Anni Trenta dove gli ebrei non possono manifestare, in cui vengono cacciati dalla piazza. Sono i degni eredi dei fascisti, non ho mai visto un odio antiebraico di questo genere qua", dice Daniele Nahum, consigliere a Palazzo Marino di Azione ed ex vicepresidente della comunità ebraica milanese.

Il corteo milanese che celebra la Liberazione è storicamente terreno di scontro tra le diverse anime che lo compongono, per questo sono previste tre destinazioni finali differenti per l'arrivo e i comizi: piazza Duomo, piazza San Fedele e piazza Fontana. Fino dal primo pomeriggio le forze dell'ordine hanno invitato i componenti dello spezzone della Brigata Ebraica a radunarsi in via Boschetti, via laterale a Corso Venezia, per poi inserirsi nel corteo una volta superato lo spezzone dei contestatori filopalestinesi. Insieme agli stendardi con la Stella di David, le bandiere di Israele, e degli Usa, sono presenti per la prima volta, anche diversi giovani di Forza Italia. Il segretario cittadino Vincenzo Piazza spiega le ragioni della presenza: "L'antifascismo è un valore che appartiene a tutti, se oggi siamo qui a fare politica e perché siamo liberi, per cui dobbiamo festeggiare il 25 Aprile. Lo sbaglio è stato non esserci negli anni passati, l'antifascismo è di tutti e noi siamo qua fieramente". Divisioni e distinguo sono sottolineate anche dal presidente dell'Anpi, Gianfranco Pagliarulo che dice: "La bandiera Ucraina va bene, perché l'Ucraina è un paese che è stato invaso dai russi, quella di Israele no, per lo stesso motivo per cui non c'è la bandiera della Russia". Prima della partenza, un gruppo di militanti del Carc si è mette alla testa del corteo per contestare la presenza della Brigata ebraica: "Fuori i sionisti dal corteo" gridano, accusandoli di complicità "nel genocidio del popolo palestinese". Polizia e carabinieri in antisommossa intervengono liberando la strada e facendo un cordone di contenimento attorno agli attivisti, proprio all'angolo di via san Donato. Qui iniziano a radunarsi diverse bandiere palestinesi e, non appena lo spezzone parte, la questura dà il via libera alla Brigata Ebraica a entrare nel corteo. Immediatamente parte la contestazione che accompagna le poche decine di metri che la Brigata riesce a percorrere prima di arrivare all'incrocio di via San Donato dove è costretta a fermarsi.

I primi ad andarsene, dopo oltre un'ora di attesa, sono i giovani di Forza Italia: "Abbiamo deciso di uscire dal corteo perché non ci facevano passare, ci hanno spinto e hanno iniziato ad alzare le mani, ci stavano menando. Loro sono i veri fascisti, dei fascisti rossi che hanno impedito a un partito politico di partecipare a un'iniziativa in tranquillità e pace", sostiene Andrea Ninzoli, presidente degli azzurri in Lombardia. A distanza di poco tempo li segue l'intero spezzone con i vessilli con la Stella di David. Nel tardo pomeriggio una delegazione è ricevuta dal questore di Milano Bruno Megale. Nell'incontro Emanuele Fiano parla con il capo della Polizia Vittorio Pisani e il ministro degli Interni Matteo Piantedosi: "Ci siamo trovati davanti a qualcosa di diverso dal passato: un fenomeno di massa, di avversione, di odio verso quella parte di corteo dove c'era la Brigata Ebraica e Sinistra per Israele. Migliaia di persone che volevano impedire che questo corteo passasse, ho detto al ministro che non possiamo permetterci una cosa del genere perché il diritto di manifestare in Italia è per tutti". Più duro Daniele Nahum: "Pur comprendendo le ragioni di sicurezza che hanno portato alla deviazione del percorso, considero una sconfitta per le istituzioni il fatto che la Brigata Ebraica sia stata costretta a cambiare tragitto a causa della violenza di questi 'fascisti rossi'. Non accadeva dal 1938 che a cittadini ebrei venisse impedito di manifestare".

A Roma due persone sono rimaste ferite al termine della manifestazione per il 25 aprile. La coppia si trovava al Parco Schuster quando è stata raggiunta da tre colpi esplosi da una pistola ad aria compressa. L'uomo ha riportato due ferite, una al collo e l'altra sulla mano, mentre la donna solo alla spalla: "Siamo molto scossi", hanno dichiarato uscendo dal commissariato. I due hanno solo confermato che al momento dello sparo indossavano il fazzoletto dell'associazione nazionale partigiani al collo. I colpi di pistola sarebbero stati esosi da un ragazzo in motorino. Già durante la mattinata si erano registrati altri momenti di tensione. Durante il concentramento della manifestazione, a Porta San Paolo, c'è stata un'aggressione ai danni di un gruppo di attivisti, tra cui il presidente di +Europa Matteo Hallissey, la vicesegretaria Antonella Soldo e la tesoriera Carla Taibi, che sono arrivati ​​in piazza esponendo anche bandiere dell'Ucraina. La presenza delle bandiere ha incontrato l'opposizione di esponenti dell'area comunista e dei movimenti dell'estrema sinistra già presenti sul posto, che sarebbero arrivati ​​allo scontro fisico. Secondo quanto riferito, sarebbe stato utilizzato anche spray urticante contro lo stesso Hallissey.

"Ora e sempre Resistenza". Torna a citare il 'patto', duro come la roccia, siglato 'fra uomini liberi' che si misero insieme 'per dignità e non per odio', 'decisi a riscattare la vergogna', reso immortale da Pietro Calamandrei, Sergio Mattarella. Lo aveva già fatto il 25 aprile del 2023, a Cuneo, ma "il passato non è mai morto, non è neanche passato". Così, in un tempo fatto di guerre e venti di odio, il Capo dello Stato schiera ancora una volta la Repubblica allo stesso "impegno". A muoverci, scandisce l'inquilino del Colle, "non è un sentimento celebrativo di maniera", né "la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria". Perché la Repubblica, 80 anni fa, nacque da quel sacrificio, "sugli orrori della guerra, sulla contrapposizione a un occupante e per redimere l'onta dei collaborazionisti che lo avevano affiancato privilegiando il partito alla Patria", la sottolineatura. Dalla Resistenza, allora, germogliò "la speranza", prese avviare la consapevolezza di poter costruire, insieme, "un futuro migliore". A combattere, ricorda Mattarella, c'erano partigiani di molte nazioni, "perché libertà e giustizia sono causa che non conoscono confini". Ecco perché, ribadisce, "con tutte le altre popolazioni, non possiamo essere indifferenti". Oggi come allora "comune" è l'aspirazione alla pace. Mentre le dittature pretendevano di "fare della retorica della guerra un valore", dalla Resistenza "si levava - e si leva - una sola invocazione: pace. La pace per ogni persona. La pace come diritto di ogni popolo. La pace per ogni Paese. Questo il senso della Resistenza". Allora per rispondere a quell'"accorato appello" la comunità internazionale diede vita all'Onu e disegnò l'unità europea". 

Anche Giorgia Meloni rintraccia nella 'lezione' del 25 Aprile la strada per tentare di risolvere lavcomplicata situazione internazionale: "Oggi, in un'epoca scossa da guerre e minacce sempre più insidiose ai sistemi democratici, torniamo a ribadire che l'amore per la libertà è l'unico vero antidoto contro ogni forma di totalitarismo e autoritarismo. In Europa e nel mondo". La leader di FdI celebra "i valori scolpiti nella Costituzione repubblicana", ricorda "uno dei momenti decisivi della propria storia: la fine dell'occupazione nazista e la sconfitta dell'oppressione fascista, che aveva negato agli italiani libertà e democrazia". Meloni si ritrova nelle parole pronunciate da Mattarella: "Rinnoviamo il nostro impegno affinché il 25 Aprile sia 'un momento di riflessione collettiva e di comunità nazionale'. È un auspicio che facciamo nostro, perché è dalla concordia e dal rispetto per l'altro che la Nazione può trarre rinnovato vigore", insistono. Anche quest'anno, però, con le bandiere ucraine bruciate e gli scontri tra Pro-Pal e Brigate ebraiche, i distinguo nelle piazze non mancano.

 

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