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Dopo i rilievi sui rimpatri, intesa sul decreto Sicurezza. Oggi il voto alla Camera e Meloni assicura: «Nessun pasticcio»

Edoardo Sirignano
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La maggioranza tira dritto sulla sicurezza. Non bastano le solite polemiche della sinistra e l’ennesima occupazione dei banchi del governo a Montecitorio, a demotivare chi, da mesi, lavora per un provvedimento che ha già subito i dovuti aggiustamenti. Dopo le interlocuzioni con il Colle, quindi, nessun stravolgimento. Il governo, ieri, ha posto la questione di fiducia e, dunque, nel pomeriggio odierno, dalle ore 18,00, dopo le consuete dichiarazioni, sarà votato il testo approvato nei giorni scorsi dal Senato. 

«Sul decreto  – evidenzia la premier, Giorgia Meloni– che non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati». La prima inquilina di Palazzo Chigi, a margine del Salone del Mobile di Milano, però, chiarisce come l’attuale norma sia di «assoluto buon senso» e, di conseguenza, ci sarà soltanto «un decreto ad hoc» per cambiare la parte relativa ai rimpatri. La leader di FdI si dice «stupita» dalle critiche delle opposizioni. 

La maggioranza, intanto, fa quadrato intorno al presidente del Consiglio. Antonio Tajani spiega come su tali questioni «si trovino sempre le soluzioni», mentre Matteo Salvini, dopo aver incontrato Meloni, ribadisce come quanto effettuato, sino a ora, sia «assolutamente positivo». Una battuta se la lascia scappare solo quando gli viene chiesto degli aggiustamenti richiesti dal Capo dello Stato: «Non mi stupisce più nulla». 
Detto ciò, l’intenzione di tutti è procedere in modo spedito. «Abbiamo preso atto – spiega il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi – di alcune sensibilità su un punto specifico e ci predisponiamo a una correzione». L’idea non è solo regolamentare un fenomeno, ma assolvere a una funzione etica, ovvero salvaguardare, con ogni mezzo possibile, chi decide di tornare volontariamente al proprio paese d’origine. Previsto, ad esempio, un compenso per i legali che assistono lo straniero nell’adesione al programma. Il tutto, tra l’altro, rispettando «gli stessi obiettivi sollecitati dall’Ue». Ecco perché le proteste di chi ha inveito in Parlamento, come la capogruppo del Partito Democratico, Chiara Braga o del pentastellato Riccardo Ricciardi, che ha addirittura dato degli «incapaci» ai colleghi, non hanno molto senso. 

Una cosa è certa, quanto passerà oggi in Aula apporterà importanti novità sia quanto riguarda i flussi migratori (cooperazione all’identificazione, semplificazione delle espulsioni e potenziamento delle strutture), sia per quanto concerne quelle misure indispensabili per contrastare degrado e criminalità. 

La lotta alla violenza giovanile rientra nell’elenco delle priorità. Non solo è previsto il divieto di vendita di armi ai minori e aumentano le responsabilità per i genitori, ma diventano più severe le pene per il porto ingiustificato di coltelli (chi porta fuori dalla propria abitazione coltelli con lama superiore agli 8 cm, o con lama pieghevole pari o superiore a 5 cm, o “a farfalla”, senza giustificato motivo, rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni). 

Norme più stringenti pure per quanto riguarda le manifestazioni di piazza: divieto di accesso ai violenti, fermo preventivo di 12 ore per chi pone in essere condotte di “concreto pericolo” e multe fino a 12 mila euro per i cortei non autorizzati. Attenzione, poi, viene riservata alle aree urbane a rischio (zone rosse a vigilanza rafforzata, estensione dell’arresto in flagranza differita, estesa la procedibilità d’ufficio per le lesioni del personale del trasporto pubblico e della scuola, stretta su borseggiatori, spacciatori, rapinatori e su chi non si ferma all’alt della polizia). Previste, infine, nuove assunzioni nelle forze dell’ordine, attraverso la semplificazione delle procedure. L’obiettivo è ampliare un’azione di governo già caratterizzata da indiscussi successi. Vedi i numeri sulle operazioni ad alto impatto (2961 effettuate dal 1 gennaio 2023 al 31 luglio 2025), sulle persone controllate nelle aree urbane (2 milioni), sui soggetti fermati nell’ambito dei posti di blocco disposti nelle stazioni ferroviarie (2,8 milioni), sugli sgomberi di case ed edifici occupati (4 mila in tre anni) e soprattutto sui delitti, in calo del 2% rispetto al 2024 (-15% di omicidi volontari; dato più basso dell'ultimo decennio; -6% di furti e - 4% di rapine).
 

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