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Ue, l’Europa vuole il suo Facebook: ecco l'iniziativa per un social network pubblico

Angela Barbieri

Addio Facebook, X e Instagram, arriva il social network della Commissione Europea. A quanto riporta il verbale del collegio dei commissari del 4 marzo scorso, consultato dall'Adnkronos, l'esecutivo Ue ha deciso di registrare, considerandola ammissibile, una Ice, Iniziativa dei cittadini europei, intitolata, in inglese, "European Public Social Network". Il commissario Maros Sefcovic ha spiegato ai colleghi che l'obiettivo dell'iniziativa, come espresso dagli organizzatori, è quello di chiedere alla Commissione di istituire una "piattaforma pubblica di social media a livello europeo", che rappresenti "un'alternativa alle piattaforme attuali" e che sia "imparziale e indipendente da pressioni politiche, garantendo al contempo i diritti di tutte le persone senza distinzioni". Sefcovic, riporta il verbale, ha osservato che "nessuna parte di questa iniziativa dei cittadini eccede manifestamente l'ambito delle competenze della Commissione in materia di presentazione di proposte di atti giuridici dell'Unione per l'attuazione dei Trattati". Di conseguenza, ha spiegato ancora Sefcovic, l'iniziativa può essere considerata ammissibile. Ha quindi proposto di registrarla. Il commissario slovacco ha concluso la sua presentazione sottolineando che gli organizzatori avrebbero ora dovuto iniziare a raccogliere il numero di firme necessario, ovvero "almeno un milione di firme in sette Stati membri". Sefcovic, comunque, si è limitato a considerare l'iniziativa ammissibile, non l'ha fatta propria. Anzi, ha detto che "solo dopo la raccolta delle firme" la Commissione avrebbe espresso il proprio parere sulla sostanza dell'iniziativa. In seguito alla presentazione del commissario, la Commissione ha comunque confermato che l'iniziativa dei cittadini "European Public Social Network" soddisfa i requisiti necessari per la registrazione. I commissari hanno pertanto deciso di informare gli organizzatori e hanno autorizzato Sefcovic "a firmare la risposta a nome del collegio, a inviarla agli organizzatori e a pubblicarla, a titolo informativo, nella Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea".

 

 

Si vedrà più avanti se l'Ue si metterà a fare concorrenza a Meta e X: l'iter dell'iniziativa ammessa dal collegio dei commissari è ancora lungo. Ora gli organizzatori dovranno anzitutto raccogliere almeno un milione di firme, fisicamente o on line, entro 12 mesi. Le firme poi, una volta raccolte, vanno inviate entro tre mesi alle autorità nazionali, che le certificano entro altri tre mesi. Una volta che gli organizzatori hanno ottenuto la certificazione delle firme, hanno tre mesi di tempo per presentare l'iniziativa alla Commissione, unitamente alle informazioni sul sostegno e sui finanziamenti ricevuti. Dopo che è stata presentata, inizia la fase di esame. Entro un mese, spiega la Commissione, gli organizzatori incontrano dei rappresentanti dell'esecutivo Ue per spiegare loro le questioni affrontate dall'iniziativa. Entro tre mesi, c'è la possibilità di presentarla in un'audizione pubblica organizzata nel Parlamento Europeo. Il Parlamento potrebbe anche procedere a un dibattito generale (in plenaria), adottando eventualmente una risoluzione sulle questioni sollevate. Poi, entro sei mesi, la Commissione illustrerà l'eventuale azione che intende proporre in risposta all'iniziativa e i motivi della decisione di agire o no. La risposta avviene con una comunicazione formalmente adottata dal collegio dei commissari e pubblicata in tutte le lingue ufficiali dell'Ue. A quel punto, i rappresentanti della Commissione incontrano i promotori, ai quali spiegheranno in modo più dettagliato la decisione presa in merito all'iniziativa.

 

 

Insomma, la strada verso un equivalente di Facebook gestito dall'Ue, che faccia concorrenza ai social network americani, è ancora lunga e piena di incognite. Forse non vedrà mai la luce. Ma le motivazioni che hanno spinto i promotori a presentare questa iniziativa sono indicative: "Gli utenti delle piattaforme social private - scrivono - sono esposti a disinformazione, informazioni errate e disinformazione che generano paura e distorcono la realtà sociale". Inoltre, proseguono, queste informazioni "dannose possono essere pubblicate da account falsi, il cui numero raggiunge miliardi sulle piattaforme più grandi. Gli utenti non possono nemmeno fare affidamento sull'esistenza delle persone con cui comunicano e possono quindi facilmente diventare vittime di frodi online". Per gli organizzatori, la situazione attuale "minaccia la stessa democrazia europea. La disinformazione diffusa sui social network sta raggiungendo livelli tali da distruggere la fiducia nelle istituzioni e nei processi democratici. Gli algoritmi intrappolano gli utenti in bolle informative che distorcono la realtà e portano alla diffusione dell'odio e della radicalizzazione". Inoltre, "terze parti sfruttano dati degli utenti non adeguatamente protetti o addirittura forniti deliberatamente per attività manipolative o di influenza. Un esempio è il caso di Cambridge Analytica, che ha utilizzato impropriamente i dati di decine di milioni di utenti di Facebook e ha influenzato le elezioni in diversi Paesi". E quindi, "l'obiettivo del social network pubblico qui proposto è promuovere il dialogo pubblico, proteggere i diritti umani di tutti gli individui senza distinzione e costruire uno spazio online sicuro in cui anche i gruppi più vulnerabili, come i bambini o gli anziani, possano essere in contatto con il mondo online pur essendo protetti dai suoi contenuti pericolosi". Appare difficile che la Commissione guidata da Ursula von der Leyen possa decidere di fare concorrenza diretta ai colossi Usa dell'on line. Ma, se mai dovesse decidere una mossa simile, per certi versi si muoverebbe non troppo diversamente, fatte le debite differenze, da come ha già fatto Donald Trump, che si è creato il suo social, Truth, dopo i bandi che avevano seguito l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.