Natoli "premiato" col pentito Mutolo. Scarpinato accusato di doppia firma
Le rivelazioni del procuratore De Luca scuotono la Commissione Antimafia. Gasparri (Fi): «Dichiarazioni di rilievo»
Bobine smagnetizzate, brogliacci da distruggere, indagini «apparenti» e promozioni come ricompensa per l’obbedienza. È l’ultima bomba sganciata dal procuratore capo di Caltanissetta, Salvatore De Luca, nel corso della sua terza audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia sul controverso dossier mafia-appalti.
Non solo. L’ex magistrato Roberto Scarpinato, oggi senatore 5 Stelle e componente della stessa Commissione antimafia, avrebbe concordato con un indagato le dichiarazioni da rendere alla Commissione. In pratica, De Luca ha indicato in Scarpinato il coautore silenzioso delle memorie depositate da Gioacchino Natoli: «È come se fosse stato fatto tutto a doppia firma». Una frase secca che non lascia spazio a interpretazioni e che proietta un’ombra istituzionale pesante sull'organo parlamentare chiamato a fare luce sulle stragi del 1992.
Ha inoltre accusato, il magistrato nisseno, il pentastellato Scarpinato sostenendo che le dichiarazioni rese in Commissione «sono inattendibili perché concordate», precisando che «fortunatamente non sono stati coinvolti altri componenti della Commissione».
Tutto questo mentre la Procura nissena ha appena chiesto l’archiviazione del filone «ignoti» sull’inchiesta mafia-appalti, ritenuta però, con «concreti, plurimi e univoci elementi», concausa certa della strage di via D’Amelio che il 19 luglio 1992 uccise Paolo Borsellino e cinque uomini della scorta.
L’audizione di De Luca ha evidenziato pure una sequenza di omissioni: carenze operative del Gico non compensate da altre deleghe, la distruzione delle intercettazioni delle indagini della Dda, nonostante fossero uno strumento «formidabile» in anni in cui si parlava «con meno diffidenza». In sostanza, un «meccanismo nefasto e dannoso».
Poi ci sono le promozioni, come il caso del sostituto Natoli che diventa «pm di serie A», ha detto De Luca, e questo perché è stato chiamato a gestire il pentito Mutolo. De Luca ha parlato di un sistema in cui incarichi di rilievo garantivano consenso e allineamento, indicando in Natoli il magistrato "premiato" e Giammanco il regista.
La deputata di Fratelli d’Italia Sara Kelany ha parlato di un quadro “illuminante”, sostenendo che dalle parole del magistrato emerge "la plastica misura” di una Procura di Palermo dell’epoca segnata da gravi criticità, richiamando le parole di Paolo Borsellino sul «covo di vipere».
Secondo Kelany, sarebbero emersi «atti univoci» finalizzati all’insabbiamento dell’inchiesta, con dichiarazioni rese al Csm da alcuni magistrati definite da De Luca «sovrapponibili» e «più che verosimilmente mendaci».
Sulla stessa linea il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che ha definito «di grande rilievo» le dichiarazioni del procuratore. De Luca avrebbe ribadito il peso dell’inchiesta mafia-appalti come «concausa decisiva» delle stragi di via D'Amelio e di Capaci, collegandole all’interesse investigativo di Giovanni Falcone e Borsellino.
Per Gasparri, «De Luca, rilevando le mancate indagini di Pignatone e altri, ha sottolineato l’importanza che Falcone attribuiva all’inchiesta mafia e appalti». E l’inerzia investigativa avrebbe contribuito all’isolamento di Borsellino, impegnato a proseguire le indagini.
E così il quadro delineato in Commissione riaccende il dibattito su uno dei capitoli più controversi della lotta alla mafia, tra accuse di depistaggi, responsabilità istituzionali e nuove verifiche giudiziarie ancora aperte.
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