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Madre e figlia avvelenate, colpo di scena: rinuncia l'avvocato del padre. Cosa non torna

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Foto: Ansa

Rosa Scognamiglio
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Nuovo colpo di scena nel giallo di Pietracatella. Arturo Messere, il legale che fino a ieri ha assistito Gianni Di Vita, marito di Antonella Ielsi e padre di Sara, morte entrambe per un presunto avvelenamento da ricina, ha rinunciato improvvisamente al mandato. Come riporta Adnkronos, l'annuncio è arrivato nella tarda mattinata di venerdì 10 aprile, due giorni dopo l’audizione di Di Vita in Questura a Campobasso. Il legale, noto penalista molisano, si è limitato a motivare la decisione di lasciare l’incarico con generici “motivi contingenti". Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, al suo posto potrebbe subentrare l’avvocato Vittorino Facciolla.

L’audizione di Di Vita

Mercoledì pomeriggio Gianni Di Vita era stato sentito come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta relativa ai decessi sospetti di Antonella e Sara, rispettivamente mamma e figlia, morte lo scorso dicembre in seguito a un malore inizialmente ricondotto a una intossicazione alimentare. Durante l’interrogatorio, durato circa sei ore, l’uomo avrebbe ribadito quanto già riferito agli inquirenti a poche ore dalla tragedia. Riguardo alla cena del 23 dicembre, Di Vita ha ripetuto di “non ricordare” cosa ci fosse in tavola, mentre a pranzo l’intera famiglia avrebbe mangiato “pasta al sugo di pomodoro”. “Ho risposto a tutte le domande. Ho la coscienza a posto, anche se su di me fanno illazioni, sciacallaggio”, avrebbe chiarito l’uomo al telefono con l’avvocato Messere uscendo dagli uffici della Questura di Campobasso. Nella stessa giornata sono state sentite anche l’altra figlia, Alice, che quella sera era a cena con amici, e una cugina di Di Vita.

Gli sviluppi investigativi

La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, indaga per duplice omicidio premeditato. Il fascicolo, al momento contro ignoti, è stato aperto dopo un alert vocale trasmesso dal Centro Antiveleni di Pavia in cui non si escludeva “la presenza della ricina”, una sostanza venefica estratta dai semi della pianta del ricino, nei campioni di sangue prelevati alle vittime. Da qui il sospetto che Antonella, 50 anni, e Sara, 15 anni, fossero morte dopo aver consumato una pietanza contenente la tossina letale. Gli investigatori della Squadra Mobile, diretti da Marco Graziano, stanno cercando di capire quando quel veleno, che peraltro non è facilmente reperibile, sia stato somministrato alle due donne. Per certo, la sera del 23 dicembre i Di Vita - ad accezione di Alice - cenarono nella casa di famiglia a Pietracatella, mentre l’indomani furono ospiti del papà di Antonella (a pranzo) e dai parenti di Gianni (la sera). Come precisa il Corriere della Sera, le analisi sugli alimenti sono “impossibili” perché, dopo Natale, quando ancora si ipotizzava una gastroenterite, passarono i netturbini per la raccolta dell’umido. Tuttavia una svolta nelle indagini potrebbe arrivare dalla relazione del Centro Antiveleni e dagli esiti definitivi delle autopsie, attese a nei prossimi giorni.

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