La lettera della professoressa Mocchi: "Sull'elicottero dicevano la stiamo perdendo"
Una lettera toccante e commovente, quella scritta da Chiara Mocchi, la professoressa accoltellata a scuola da un suo alunno in un istituto della Bergamasca. Nella lettera affidata al suo legale, l'insegnante racconta i terribili momenti dopo l'aggressione che poteva costarle la vita. "Una potentissima emorragia, quasi un litro e mezzo di sangue perso in poco tempo. Un fendente arrivato a mezzo millimetro dall'aorta. Un foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva, e quel torpore che avanzava rapido mentre la luce intorno a me diventava ombra e l'ombra diventava addio. Poi, dal cielo, è arrivata l'eliambulanza del servizio "Blood on Board". Mi hanno caricata in un istante. Nel momento del decollo, ho visto dall'alto le finestre della mia scuola: prima vuote, poi improvvisamente riempirsi dei volti dei miei amati ragazzi. Mi salutavano agitando le mani con disperazione, le lacrime agli occhi. Era come se volessero trattenermi ancora un po' con loro". Lo scrive Chiara Mocchi, la professoressa di francese accoltellata da un suo alunno nella Scuola Secondaria Leonardo da Vinci di Trescore Balneario, nella Bergamasca, in una lettera affidata al suo legale, avvocato Angelo Lino Murtas, in cui si rivolge in particolare a "quei donatori Avis anonimi che, senza sapere chi io fossi, mi hanno ridato la vita".
"Tornerò a insegnare". La lettera della prof aggredita a Bergamo: cosa ha scritto
La docente ricostruisce gli istanti successivi all'aggressione a bordo dell'eliambuanza. "Ricordo una voce di donna, ferma e urgente: "Abbiamo pochi secondi, la stiamo perdendo, ora o mai più". Poi la luce nei miei occhi si è spenta e ho sentito di sprofondare nel buio più profondo. E proprio lì, in quel buio, ho percepito la vita tornare indietro. Come se stesse rientrando lentamente nel mio corpo, attraverso le vene. Una voce maschile scandiva: "Ancora una sacca...presto, ancora una!" Era il sangue donato, quello che ricominciava a circolare nel mio cuore che riprendeva il suo ritmo", scrive Mocchi. "Oggi la mia gratitudine va al mio alunno 'E.', ai donatori, ai soccorritori, a chi mi ha tenuta aggrappata a questo mondo che Amo e che non voglio lasciare", prosegue la lettera.
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