Corteo "No Kings", allarme infiltrati e provocatori. Oltre mille agenti a Roma
Oltre mille uomini in campo per la manifestazione di oggi a Roma. È quanto prevede il dispositivo sicurezza della Questura che dovrà gestire il corteo «No Kings». La partenza è prevista alle ore 14 da piazza della Repubblica con arrivo a San Giovanni. Massima attenzione sarà riservata al percorso, ma soprattutto agli obiettivi sensibili limitrofi e alle sedi istituzionali. Sotto osservazione anche i gruppi e le persone che arriveranno nella Capitale da altre città. Secondo le stime degli organizzatori, alla manifestazione parteciperanno circa 15 mila persone, ma il numero potrebbe aumentare. Per questo il dispositivo sicurezza ha previsto numerosi agenti e controlli anche nei punti di accesso alla città, come stazioni ferroviarie e caselli autostradali.
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Il movimento «No Kings», emerso negli Stati Uniti in reazione all’amministrazione Trump, ha organizzato per questa giornata la terza mobilitazione globale, articolata in centinaia di iniziative simultanee. Non un’unica piazza, ma un sistema coordinato: contesti differenti, modalità diverse, collegati da una stessa linea d’azione. E in Italia la piazza ideale è Roma, dove si teme l’infiltrazione di gruppi violenti. Secondo fonti de Il Tempo, anche questa volta, l’obiettivo sarebbe quello di provocare per innescare la reazione delle forze dell’ordine e poi propagandare la presunta repressione del governo. Un sistema già collaudato, che negli anni ha prodotto scontri tra manifestanti e forze dell’ordine in numerose piazze italiane. Sulle piattaforme social, dove circolano i messaggi degli antagonisti, infatti, è già disponibile il contatto con il team legale in caso di fermi o arresti durante la manifestazione.
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Segnale che indica la volontà di alzare la tensione. Al corteo parteciperanno circa 700 sigle. Tra queste anche i movimenti studenteschi che in un post sui social dove si lancia l’assemblea per il 1 aprile, pubblica un’immagine di Giorgia Meloni, Donald Trump, Matteo Salvini, Epstein, Nethanyau e altri, accompagnata da un testo: «Abbiamo dato un ceffone al governo Meloni, e iniziano a saltare le prime teste... ma è la Meloni a doversi dimettere.
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Avevano paura del nostro voto, dei milioni di giovani che sono scesi in piazza in questo autunno, tanto da vietare il voto per chi studia o lavora fuorisede. Avevano ragione perché siamo stanchi di essere presi in giro da una classe politica indecente: mafiosi, guerrafondai, leccapiedi di miliardari pedofili, fascisti sui social e al governo che fomentano razzismo e individualismo sfrenato nella nostra città. Qual è il prossimo passo? Come trasformare questo "No politico" in attivazione? Come possiamo organizzarci da soli senza che i soliti partiti riassorbano la nostra rabbia?».
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Un messaggio che rimanda alla manifestazione di oggi dove la presenza del mondo antagonista rappresenta uno dei fattori di maggiore rischio. Anarchici, centri sociali, movimenti studenteschi e i soliti gruppi di incappucciati che frequentano i cortei con l’obiettivo di arrivare allo scontro con le forze dell’ordine. La vittoria del «No» al referendum, infatti, ha rinvigorito la galassia antagonista che punta più alla contestazione del governo che alla richiesta di cessazione delle guerre in corso. Del resto, per manifestare le proprie idee usano la stessa violenza delle guerre che vorrebbero cancellare.
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