Giustizia, l'assurdo caso di Nocera: ha scarcerato “per errore” tre detenuti per reati gravi, il Csm lo promuove
Tre detenuti accusati di reati gravi, arrestati in una delle più rilevanti indagini economico-finanziarie degli ultimi anni, scarcerati con un provvedimento che la stessa giustizia disciplinare definirà frutto di un "errore macroscopico dovuto a grave e inescusabile negligenza". Eppure, nonostante questo, il magistrato protagonista della vicenda ha ottenuto dal solito Csm una valutazione di professionalità positiva. Il protagonista è un giudice del Tribunale di Salerno, ma all'epoca dei fatti in servizio a quello di Nocera Inferiore. La vicenda emerge da una recente delibera relativa alla sua valutazione di professionalità. Il magistrato, alla fine del 2018, aveva disposto la scarcerazione di tre imputati: Giuseppe Della Rocca, Renato Smimmo e Pasquale Formicola. I tre erano coinvolti in un'inchiesta coordinata dalla Procura di Trieste su un complesso sistema di autoriciclaggio e frodi fiscali legate all'acquisto della società portuale Depositi Costieri. L'indagine della Guardia di Finanza aveva portato all'arresto dei tre imprenditori campani, accusati di aver acquisito la società con denaro proveniente da un vasto giro di frodi fiscali nel settore petrolifero. L'operazione investigativa aveva messo in luce una frode "carosello" sull'Iva e un sistema di fatture false che, secondo gli inquirenti, avrebbe generato un'evasione milionaria e un debito verso l'erario di circa 160 milioni di euro.
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Gli arrestati erano considerati figure centrali del sistema: Della Rocca e Smimmo erano stati fermati subito, mentre Formicola inizialmente risultò irreperibile durante il blitz delle Fiamme gialle. Ma quando il procedimento era già passato per competenza alla Procura di Trieste e il giudice triestino aveva disposto il decreto di giudizio immediato, accadde l'incredibile: l'allora giudice di Nocera Inferiore dichiarò inefficaci le misure cautelari ritenendo scaduti i termini, disponendo l'immediata scarcerazione degli imputati. La vicenda sfociò in un procedimento disciplinare. La Sezione disciplinare del Csm riconobbe la responsabilità del magistrato e lo condannò alla sanzione della censura, la più blanda, pur affermando che il provvedimento di scarcerazione era stato adottato per "errore macroscopico dovuto a grave ed inescusabile negligenza". Un giudizio netto, che fotografa la gravità dell'episodio: un giudice che dispone scarcerazioni senza averne il potere.
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Eppure la storia non finisce qui. Quando il Csm ha esaminato la valutazione di professionalità del magistrato, ha deciso comunque di promuoverlo. Per il Csm non esiste "automatismo" tra sanzione disciplinare e valutazione professionale. Secondo il Consiglio, l'errore sarebbe stato favorito dal fatto che il magistrato aveva assunto le funzioni di giudice solo otto giorni prima, con poca esperienza nel settore penale e sotto un carico di lavoro rilevante. Inoltre, durante l'audizione, la toga aveva mostrato "assoluta consapevolezza" dell'errore commesso. Questo è bastato. Dopo l'episodio, il magistrato ha chiesto il trasferimento e ha lasciato il settore penale per tornare a occuparsi di materia civile, ritenuta più coerente con la sua formazione. Anche questo elemento è stato valorizzato dal Csm come dimostrazione della "consapevolezza" dell'errore. Domanda: se il settore penale non fosse stato nelle sue corde, non avrebbe potuto essere destinato al civile fin dall'inizio? Perché aspettare un errore macroscopico, con conseguenze concrete sulla libertà personale degli imputati, prima di correggere il percorso professionale? Se la scarcerazione illegittima di tre detenuti in un procedimento per autoriciclaggio non incide sulla capacità professionale di chi l'ha disposta, diventa inevitabile chiedersi quale errore potrebbe farlo.
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