L'ex pm svela i veleni nella procura di Latina: "Procaccini? Non c'era nulla, ma lo indagarono lo stesso"
Era l’estate del 2022, alla vigilia delle elezioni politiche. Per l’esattezza l’alba del 19 luglio, quando una maxi operazione coordinata dalla procura di Latina portò ad una raffica di arresti a Terracina. Anche la sindaca Roberta Tintari finì ai domiciliari (dopo una decina di giorni il Riesame annullò quattro capi di imputazione e la rimise in libertà). Il Comune del litorale pontino era comunque spacciato. Fu commissariato. A essere indagato fu anche il predecessore di Tintari, che nel frattempo era diventato eurodeputato: Nicola Procaccini, big di Fratelli d’Italia nel Lazio. Procaccini, poi, sarebbe stato archiviato. A ripercorrere quel periodo è stato l’ex procuratore aggiunto di Latina Carlo Lasperanza. Lo ha fatto il 3 marzo scorso, di fronte al Consiglio superiore della magistratura, nell’ambito di un procedimento disciplinare a suo carico per «incompatibilità ambientale». Accusa mossagli dal suo superiore, il procuratore capo Giuseppe De Falco. Grazie a questa deposizione di Lasperanza scopriamo il clima avvelenato che si respirava alla procura di Latina, con un vero e proprio scontro tra magistrati sulle modalità con cui portare avanti le indagini. Basti pensare che a distanza di due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio per diversi indagati non vi è stata ancora un’udienza preliminare. La diversità di vedute tra pm diviene lampante proprio in merito al caso di Procaccini. Lasperanza racconta: «In questo processo si è consumata quella che era una mia idea, diversa sempre dalla loro. Per quanto riguardava l’onorevole Procaccini ho detto che per me mettere dentro un politico è un qualcosa che frena il processo, lo danneggia, e siccome abbiamo poco e niente su questo signore io lo lascerei perdere. Però loro (i colleghi pm, ndr) non sono stati d’accordo e hanno proseguito».
Come mai Lasperanza riteneva che non ci fossero elementi a carico di Procaccini, il quale fu indagato per tentata turbativa d’asta e concussione? Lo spiega sempre lui di
fronte al Csm: «Alla fine quando è uscita la notizia dell’indagine anche a carico di Procaccini, l’onorevole penso che abbia avuto un attimino di rabbia perché una posizione analoga alla sua era stata giudicata dal Tribunale degli Riesame che l’aveva annullata completamente dicendo che non c’era nulla».
La speranza prosegue nel suo racconto e si toglie qualche sassolino dalle scarpe: «A quel punto io cosa avrei dovuto dire? Bene, voi l’avete voluto, voi adesso ve lo trattate. E invece cosa succede? Che quando Procaccini chiede di essere interrogato io lo mando a De Falco: "Guarda c’è Procaccini, vuole essere interrogato, tu sei il procuratore, sentitelo". De Falco mi dice: "Sentitelo tu, perché io ero quello che mettevo le pezze a tutti i problemi della Procura di Latina». Infine l’affondo sul differente modo di interpretare il lavoro di magistrato: «Io cerco una cosa, se ne trovo un’altra pazienza. La loro idea del processo invece era un po’ diversa e questo in qualche modo non era un punto di contatto». Procaccini sarà archiviato dopo qualche mese, nel marzo del 2023.
Alcuni giorni fa, lo stesso europarlamentare ha pubblicato un video sui suoi profili social in cui ha ripercorso quelle vicende che lo hanno toccato profondamente. Perché «la giustizia deve essere indipendente – afferma – ma deve essere anche responsabile». Secondo Procaccini, dietro ogni errore giudiziario ci sono «persone vere, famiglie vere e vite vere». Nel frattempo, a distanza di anni da quell’alba che scosse la città, la vicenda giudiziaria legata all’inchiesta Free Beach non è ancora chiusa. Congelata in un limbo, con la prescrizione all’orizzonte. Prescrizione, fa notare Procaccini, che probabilmente a questo punto sarebbe gradita ai magistrati per toglierli dall’imbarazzo di un’inchiesta che negli anni si è sgretolata pezzo dopo pezzo.
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