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Garlasco, quelle strane ferite su Chiara Poggi: "Un messaggio lasciato dal killer"

Rosa Scognamiglio
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Restano ancora molti punti da chiarire nella dinamica dell’omicidio di Chiara Poggi. Uno di questi riguarda la presenza di due ferite superficiali sulle palpebre superiori che sembrerebbero essere speculari e inferte quando la 26enne era ancora in vita, ovvero prima che ricevesse il colpo mortale alla testa. Secondo quanto si legge in un passaggio della relazione medico-legale stilata nel 2007 dal professor Marco Ballardini, che eseguì l’autopsia, le due lesioni, i cui margini erano netti e misuravano circa 1,6/1,7 cm ciascuna, potrebbero essere state cagionate “con un mezzo dotato di un filo piuttosto tagliente e/o di una punta acuminata che abbia superficialmente strisciato sul tegumento palpebrale”. E ancora, scriveva Ballardini: “Ove non si voglia ipotizzare l’impiego di più strumenti, si deve altresì riconoscere che lo strumento in discussione è stato impiegato in senso non propriamente contusivo, bensì discontinuativo superficiale”. 

 

Nel corso degli anni si sono susseguite molteplici teorie sulla natura o l’eventuale significato simbolico delle lesioni palpebrali che, secondo gli investigatori dell’epoca, potrebbero essere state provocate accidentalmente dall’aggressore durante l’azione omicidiaria. Secondo altre ipotesi, sarebbero riconducibili allo scivolamento del corpo di Chiara sui gradini della tavernetta dove fu rinvenuto il cadavere. Per l’avvocato Massimo Lovati, ex difensore di Andrea Sempio, i due tagli sarebbero “un messaggio lasciato dall'assassino, perché Chiara non doveva vedere quello che ha visto”, ha spiegato il legale in un’intervista rilasciata ai microfoni di Mattino Cinque, il programma condotto da Federica Panicucci e il giornalista Francesco Vecchi. 

 

Diversa, invece, l’interpretazione del professor Pasquale Linarello, il genetista che nel 2016 venne incaricato dalla difesa di Alberto Stasi di analizzare alcune tracce genetiche, come quelle trovate sui margini ungueali della vittima. “Hanno un’inclinazione particolare, ho sentito ipotizzare che possano essere dovuti allo scivolamento del corpo di Chiara sui gradini, però sono tagli superficiali, non credo che il gradino sia così tagliente da provocarli. E poi è soprattutto l’inclinazione che lascia pensare, perché sono leggermente inclinati dalla parte esterna verso l’interno”, ha osservato l’esperto, intervenendo durante il blocco dedicato a Garlasco di Mattino Cinque. “Io non sono un medico legale, ma leggo la relazione del dottor Ballardini che ha visto direttamente le ferite e le descrive. - ha puntualizzato Linarello - Ricordo però che ci sono le fotografie su cui ha verosimilmente lavorato la professoressa Cattaneo”. Da qui l’ipotesi, suffragata dalle conclusioni medico-legali, che l’assassino possa aver utilizzato “plurime armi” per colpire Chiara. “È l’inclinazione di queste ferite, - ha concluso il genetista - la peculiarità che descrive il dottor Ballardini, che lascia ipotizzare che possa essere un’arma tagliente e non i gradini".

 

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