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La maratona dei giudici indipendenti per smascherare le fake news del No

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Edoardo Sirignano
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Le toghe libere e indipendenti alzano la voce contro le fake news della sinistra. Cinquanta magistrati, nella mattinata di ieri, si ritrovano a Palazzo Wedekind, nella capitale, per ribadire l’importanza di un cambiamento, auspicato fuori e dentro le aule giudiziarie. «Il Sì - spiega Isabella Bertolini, consigliera laica del Csm e segretario generale del comitato che ha organizzato l’evento - è un dovere civico e morale per ridare credibilità a un sistema giustizia sempre più sofferente, per rafforzare la terzietà del giudice e porre fine alla degenerazione correntizia». Dello stesso parere Nicolò Zanon, costituzionalista e presidente dell’associazione che ha organizzato la tavola rotonda: «Parliamo di una svolta essenziale. Così liberemo un’intera categoria da clientele e consorterie varie».

L’esperto di diritto sottolinea come "la maratona oratoria", tenutasi a Piazza Colonna, rappresenti solo una piccola parte di una rete più ampia che chiede di voltare pagina. Parliamo di migliaia di professionisti, distribuiti sull’intero territorio nazionale. Seppure non emerga per proteste plateali, cresce, giorno dopo giorno, il fronte di chi vuole far luce rispetto a quel "Sistema" opaco ben descritto nei libri di Palamara. Non a caso il portavoce del neonato comitato è Alessandro Sallusti, il giornalista che, insieme all’ex presidente dell’Anm, ha descritto l’universo grigio fatto di logge e lobby. Così come non è una casualità che Giuseppe Capoccia, procuratore di Lecce, quando spiega l’importanza del sorteggio per l’elezione dei membri togati del Csm, parli di «riforma di libertà», nonché di «risposta concreta» alle criticità che attanagliano il settore.

La causa dell’impasse, per Antonio Sangermano, a capo del dipartimento minorile del ministero della Giustizia, sarebbe la minaccia avvertita da un sindacato che, da un po’ di tempo a questa parte, sembra svolgere qualsiasi compito purché rappresentare gli iscritti, se non quelli provenienti da una certe parte. Anna Gallucci, sostituto procuratore di Pesaro, evidenzia come sia in piedi un vero e proprio ingranaggio che, sin dal concorso, arruola i giovani per renderli parte di un meccanismo che ha come fine ultimo abbattere l’avversario scomodo. «Spuntarla stavolta - sottolinea - significa fare in modo che un innocente quando entra in un qualsiasi tribunale possa davvero uscire da cittadino libero». Un’impresa non semplice, considerando che bisogna combattere quel "trinomio" per cui un giudice iscritto a una mozione, un onorevole e un cronista qualsiasi, se d’accordo, possano decidere le sorti di qualunque connazionale. «Questa è la ragione - evidenzia Simonetta Matone, deputata della Lega ed ex magistrato - per cui in certi ambienti vediamo tanto livore e per cui sono stati esasperati i toni. Qui non si parla solo di far passare dei quesiti, ma di azzerare quelle storture che hanno rovinato l’esistenza di tanti».
 

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