Ventuno milioni di buoni motivi per sgomberare lo Spin Time
Viminale condannato a risarcire la società proprietaria del palazzo. La sinistra da anni protegge gli okkupanti, a partire dal Comune
Sono anni che la sinistra romana sostiene lo Spin Time Lab, il centro sociale che dal 2013 gestisce la più grande occupazione abusiva della Capitale. Petizioni, cortei e manifestazioni per evitare lo sgombero del palazzone in via Santa Croce in Gerusalemme. Un "soccorso rosso" forte anche della sponda amica in Campidoglio. Basti pensare che le primarie di centrosinistra per la scelta del candidato sindaco nel 2021, a cui partecipò anche Roberto Gualtieri, si tennero proprio qui.
Una protezione che è costata fior di quattrini ai contribuenti italiani. Già, perché proprio ieri il tribunale di Roma, sezione civile, ha emesso una sentenza con cui condanna il Viminale a risarcire con 21,5 milioni di euro il proprietario dell’immobile, la società InvestiRE Sgr Spa nella sua qualità di gestore del Fondo Immobili Pubblici.
Nei mesi scorsi il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha confermato che l’immobile occupato dallo Spin Time è uno dei primi da liberare. «Ho preso quell’impegno quando da prefetto di Roma iscrissi l’edificio nella lista degli immobili soggetti a sgombero.
Abbiamo fatto sgomberi di qualsiasi colorazione pseudo-politica. Da prefetto, io stesso ne ho fatti tanti, anche di Forza Nuova, occupati abusivamente. Non guardiamo al colore degli occupanti», aveva spiegato il titolare del Viminale. Come detto, questa questione si trascina avanti da tredici anni.
La sentenza di ieri ripercorre questa storia sin dall’inizio, confermando quanto ricordato proprio da Piantedosi, il quale ha ricoperto la carica di prefetto della Capitale dall’agosto 2020 al all’ottobre 2022. «Il primo aprile 2022 il prefetto aveva aggiornato il Piano degli sgomberi prioritari, collocando il fabbricato di Via Santa Croce nella posizione numero 9 degli interventi prioritari, in ragione del rischio per l’incolumità e la salute pubblica, delle criticità strutturali e igienico sanitarie e delle implicazioni per l’ordine pubblico (nell’edificio vivono circa 400 occupanti, ndr)».
Per quale motivo il Viminale è stato condannato? Il tribunale civile di Roma, nella persona del giudice Assunta Canonaco, lo spiega in questi termini: «È vero che l’occupazione è illecita, e quindi il rato è posto in essere da soggetti terzi, ma il danno conseguente a tale occupazione può e deve essere imputato al ministero dell’Interno che, a fronte della emissione da parte dell’Autorità giudiziaria di un provvedimento di sequestro preventivo aveva uno specifico obbligo di impedire la prosecuzione dell’illecito, essendo obbligato a dare esecuzione al decreto di sequestro». Inoltre, «al Ministero non può imputarsi il danno da occupazione abusiva commessa da altri, ma sicuramente il danno derivante dalla mancata tempestiva attuazione del sequestro». I 21,5 milioni di risarcimento corrispondono al mancato guadagno se l’immobile fosse stato nella disponibilità del proprietario, il quale avrebbe potuto darlo locazione.
Eppure, questa situazione in questi anni era sotto gli occhi di tutti. Per evitare lo sgombero, l’amministrazione capitolina attuale, guidata dal sindaco Gualtieri, è arrivata anche a ipotizzare l’acquisto dell’immobile, al fine di fornire un salvacondotto agli occupanti abusivi, nonostante il valore stimato dell’edificio sia notevole, circa 37 milioni di euro. A dicembre scorso, è stata lanciata pure una petizione per scongiurare lo sgombero, a cui hanno aderito alcune personalità dello spettacolo, tra cui Alessandro Gassman, Sabina Guzzanti, Anna Foglietta e Nanni Moretti. Posizione diametralmente opposta, invece, è quella di Fratelli d’Italia. I consiglieri capitolini Giovanni Quarzo, Federico Rocca, Stefano Erbaggi, Mariacristina Masi e Francesca Barbato, e il presidente e vicepresidente della Federazione romana di FdI, Marco Perissa e Daniele Rinaldi, fanno notare come la sentenza di ieri «certifichi un fatto politico gravissimo: anni di mancati sgomberi, coperti e tollerati dal Campidoglio e dal centro-sinistra, hanno prodotto un conto salatissimo che finirà sulle spalle dei contribuenti. Ancora una volta a pagare il prezzo dell’illegalità sono i cittadini romani».
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