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Trapianto a Napoli: bimbo in rapido peggioramento, è sedato e non soffre

Foto: Ansa 

Francesca Mariani
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Un "ulteriore, progressivo e rapido peggioramento" delle condizioni del bambino di appena due anni ricoverato all'ospedale Monaldi di Napoli al quale è stato trapiantato un cuore danneggiato. "Nessun accanimento, il piccolo è sedato e non sta soffrendo", ha assicurato Antonio Corcione, capo Dipartimento dell'Area critica del Monaldi. Il cuore che avrebbe dovuto salvarli è stato destinato a un altro bimbo della stessa età, che lo ha ricevuto all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Il cuore, che non è stato utilizzato al Monaldi dopo la valutazione dell'Heart Team sulla non trapiantabilità del piccolo, è stato così donato al bimbo che era in lista di attesa nell'ospedale bergamasco. "Non ci accaniamo, non stacchiamo la spina, non si fanno le cure palliative che si fanno a casa, non la terapia del dolore - ha spiegato, specificando di non essere parte dell'equipe che ha seguito il piccolo - Il bambino è sedato, collegato all'apparecchio e ha una grave insufficienza multiorgano. Facciamo una terapia che abbiamo condiviso con il medico legale della famiglia, con la mamma". L'obiettivo è "tutelare il più possibile il bambino", la cui situazione è "molto critica, ma stiamo applicando una legge dello Stato del 2017", a tutela del paziente, "in questo caso il bambino", in un percorso condiviso con la famiglia con la quale l'ospedale ha "concordato di non accanirsi con le terapie".

Corcione ha evidenziato di condividere "pienamente quanto fatto dai colleghi". Di quello che è accaduto e che ha portato al danneggiamento del cuore "sappiamo tutti: il ghiaccio secco ha creato questa situazione". Come sia avvenuto il danneggiamento e chi ne sia stato il responsabile sono gli aspetti al centro dell'indagine portata avanti dalla Procura di Napoli. Sono al momento sei gli indagati (il reato ipotizzato è lesioni colpose gravissime) tra medici e paramedici membri dell'équipe sanitaria del Monaldi che si è occupata dell'espianto del cuore dal paziente pediatrico deceduto a Bolzano, del trasporto dell'organo e infine dell'operazione di trapianto eseguita nel capoluogo partenopeo nonostante all"arrivo il cuore fosse ormai irrimediabilmente danneggiato. La ricostruzione di quanto accaduto il 23 dicembre si è nel frattempo avvalsa delle dichiarazioni del cardiologo Giuseppe Limongelli, ex direttore del follow up del Monaldi che si è dimesso sei giorni dopo il trapianto fallito, e degli audit interni dell'azienda ospedaliera.

Da questi ultimi in particolare emergerebbe che i medici provenienti dal Monaldi e giunti all'ospedale di Bolzano, dopo aver riposto il cuore nel box per il trasporto, avrebbero chiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio mancante nel secchiello; il riempimento sarebbe però avvenuto con l'utilizzo di ghiaccio secco e non ghiaccio di acqua, errore risultato poi fatale per la conservazione dell'organo. Non si escludono quindi nuove iscrizioni nel registro degli indagati, che potrebbero essere in questo caso sanitari dell'ospedale altoatesino.

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