Anarchici, la compagna di Cospito detta la linea dal carcere: "Lotta alla repressione"
Comunicato politico numero zero. Nel dedalo della blogosfera antagonista spunta la lettera dal carcere di Anna Beniamino, compagna di Alfredo Cospito, l’anarchico che sta scontando nel carcere sardo di Bancali una condanna nel regime del 41 bis per una lunga scia di attentati. È detenuta nella sezione AS2 del carcere femminile di Rebibbia e lo scritto, che risale a gennaio, è indirizzato ai partecipanti della manifestazione che si è svolta a Viterbo il 7 febbraio. Un corteo in cui la lotta per «la resistenza del popolo palestinese» si è intrecciata con due battaglie parallele: quella per la liberazione dei vari palestinesi indagati insieme a Hannoun nell’inchiesta sui finanziamenti a Hamas, e quella per Cospito e tutti gli anarchici in carcere.
Ordinanza choc dopo gli scontri di Torino: firma “a piacimento” per gli arrestati
Il messaggio attribuito a Beniamino e uscito dal carcere romano è stato inizialmente diffuso tra i movimenti come preparazione della manifestazione di Viterbo. Poi, passato qualche giorno, è stato inserito nel tam tam della rete. È apparso mercoledì su La Nemesi, contenitore e amplificatore di contropensiero anarchico sul web, che ospita anche le rivendicazioni delle più importanti «azioni», così le chiamano. Parliamo di sabotaggi, come quelli dei treni contro le Olimpiadi invernali, e veri e propri attentati. Le ultime riguardano il danneggiamento della sede di AXA assicurazioni di Trento in solidarietà al detenuto palestinese Anan Yaeesh, pochi giorni fa, un assalto alla polizia in Grecia e attacchi incendiari in Spagna.
Delirio di Grimaldi sul corteo per Askatasuna. Se l'opinione è spacciata per verità
Beniamino, condannata a più di 17 anni di detenzione per vari fatti tra cui l’attentato del 2006 all’ex scuola allievi carabinieri di Fossano insieme a Cospito, si profonde in una lunga analisi politica dove detta l’agenda per i compagni in libertà. È consapevole che «qualsiasi lotta effettiva, non virtuale, implica reazione, repressione. Il problema è "solo" metterla in conto». La risposta dello Stato è scontata. Ma va affrontata senza paura. Critica il 41 bis, il carcere duro creato per la mafia e la criminalità organizzata in genere, e la sua adozione in altri ambiti: è tolta «la maschera ad uno dei pilastri della retorica bipartisan su "mafia e terrorismo", perché ormai la "lotta al terrorismo" è uno specchietto per le allodoledi dimensioni globali», scrive Beniamino.
Il documento snocciola temi e istanze di un movimento che giorno dopo giorno, nelle infinite sfumature politiche e di lotta, stiamo vedendo all’opera con azioni sempre più pressanti, basti guardare alla guerriglia di Torino e ai sabotaggi olimpici. Il 41 bis «è una gestione militarizzata del carcere» che si appaia al «controllo tecnologico dell’animale umano».
L'ira di Meloni dopo gli scontri: “Nemici dell'Italia”. I veri terroristi e i finti tonti del Pd
Sulla politica globale, indica i bersagli ideologici: il «Board of peace» e la «Gaza beach» trumpiani, ma naturalmente anche «l’attuale gentaglia al potere» e i media. Critica in particolare il governo «in grado di snocciolare impunemente nuove fattispecie di reato» attraverso «una legislazione di emergenza senza che un’emergenza ci sia, ancora». Insomma, «la logica vorrebbe maggiore repressione ma qui siamo essenzialmente al punto della sterilizzazione preventiva».
Passaggi cruciali, per capire qualcosa di quel magma che vediamo eruttare solo in alcuni frangenti, come a Torino, ma che ribolle incessante sotto la crosta. L’anarchica critica il governo e la sua azione a «suon di manganelli e lacrimogeni», «pistolettate e social media». Ma anche le proteste coreografiche e vanesie di certe mode. «Dai black bloc di Seattle che privilegiavano le vetrine come obbiettivo ai Fridays for Future che privilegiavano i cartelli da brandire a favore di telecamera, dalla retorica del "non credere nei media, diventalo" all’utilizzo compulsivo dei social media in un rapporto di odio-amore non risolto», ragiona Beniamino. Sottolinea come i «moti di Minneapolis contro l’ICE» siano significativi: vengono additati come «"eversivi", "insurrezionalisti" manifestanti high tech, portatori di cellulari per filmare le malefatte di queste "forze speciali" che effettuano rastrellamenti», mentre la polizia «è più old style dei suoi oppositori, spara ora come sparava in testa, ad un manifestante inginocchiato, 100 anni fa».
La dimensione globale è fondamentale per cogliere lo spirito che anima questi movimenti. Una sola lotta, senza confini. La lettera di Beniamino, tra l’altro, è accompagnata dallo scritto dell’anarchico spagnolo Juan Sorroche, detenuto a Terni come Hannoun, tra gli autori dell’attentato alla sede della Lega di Villorba, nel Trevigiano, e della bomba alla scuola della Polizia di Brescia. C’è anche il messaggio di amicizia dei ProPal irlandesi a riprova della dimensione internazionale di queste manovre di coordinamento. Nello stesso giorno, inoltre, La Nemesi ha pubblicato i comunicati dell’anarchica greca Marianna Manoura dal carcere di Korydallos.
L'asse tra ProPal e anarchici per liberare Hannoun e Cospito
Tornando alla lettera della compagna di Cospito, in Italia brillano le «mostrine meloniane» e «i gerarchi nazionali» che promuovono «politiche guerrafondaie, trafficano in armi ed aspirerebbero ad affari di ricostruzione post-bellica». Detto questo, nello scenario presente gli orizzonti a cui guardare oggi sono più che altro esotici. Il passaggio «dall’indignazione per un sistema corrotto alla rottura non recuperabile avviene proprio in quelle generazioni nate e cresciute su web e social, dal Nepal all’Indonesia». Gli anarchici oggi devono «liberarsi da melasse postmoderne e vaghezze interclassiste» e «scegliere se esercitare solidarietà tra gli oppressi od essere incapaci di riconoscere gli oppressori». Un punto di partenza è «sapersi riconoscere e riconoscere la natura del conflitto in atto». Così parlò Anna Maiorino. Orecchie per intendere, nella galassia antagonista di ogni rito e confessione, non mancano.
Dai blog
Patty Pravo: "La ragazza del Piper sono sempre io"
La nuova vita di Nek: "In televisione mi sento come un papà"
Vasco Rossi come Tex Willer: il Blasco diventa un fumetto