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Gratteri, Gallucci: "Così offende tutta la categoria. I giudici che votano "Sì" vittima di dossieraggi"

Edoardo Sirignano
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«Le ultime esternazioni di Gratteri non solo sono un’offesa verso la nostra categoria, perché in tanti voteremo “Sì”, pur tenendo un profilo defilato, ma soprattutto verso tutti i cittadini onesti, indagati o imputati che siano. Fermo restando le loro eventuali responsabilità, da accertare nelle sedi giudiziarie, non possono e non devono essere trattati con alcuna forma di superiorità morale». A dirlo Anna Gallucci, sostituto procuratore di Pesaro e membro dell’Anm.

Non tutti i magistrati, quindi, la pensano come chi, in queste ore, se le sta inventando tutte per dire che quanto proposto da Nordio è un errore?

«Esprimersi a favore dei quesiti è evidentemente una cosa impopolare, ma le posso assicurare che siamo in tanti a invocare un cambiamento auspicabile».

Secondo lei sarebbe opportuno prendere provvedimenti nei confronti di chi non perde occasione per “offendere” chi la pensa diversamente?

«Non spetta a me valutarlo. Colgo, intanto, un dato che mi preoccupa. Subito dopo le ultime uscite poco felici di Gratteri c’è stato un comunicato da parte di venti consiglieri del Csm che lo difendevano. La cosa che mi sorprende è che questo signore, pur dicendo cose alquanto discutibili, trova sempre una sponda da parte del sindacato e in questo caso anche da parte di alcuni componenti di quello che è il nostro organo costituzionale».

È chiaro, pertanto, che certe toghe vogliano fare politica o meglio anteporsi a Meloni...

«Sono convinta che gli italiani sanno benissimo come funziona la magistratura, compresi i suoi limiti. L’aspetto che all’esterno non si conosce, piuttosto, è che alcuni magistrati che si sono esposti per il Sì sono state vittime di un vero e proprio “dossieraggio”. Gli attacchi di una certa stampa, in tal senso, valgono più di mille parole. Basti pensare agli ultimi articoli del Fatto Quotidiano e di Repubblica nei confronti miei e dei colleghi che avevano partecipato alla recente iniziativa per il Sì, tenutasi alle Camere Penali. Alquanto sorprendente è come la nostra associazione di categoria rispetto a tutto ciò non abbia proferito parola. Se qualcuno, al contrario, mette in discussione una sola posizione sponsorizzata dal “No”, si grida allo scandalo, pur trattandosi di posizioni, a volte, fuorvianti».

A cosa si riferisce?
«Il fatto che si parla di dipendenza del pm dall’esecutivo o peggio di scontro tra poteri è un qualcosa che non fa bene a nessuno».

Si tratta forse della battaglia di una “casta” che vuole mantenere a tutti i costi dei privilegi?
«Credo che il sistema attuale non abbia dato i frutti sperati. La dignità dei consiglieri del Csm, con il sorteggio, a mio avviso, viene innalzata.
Se verranno estratti a sorte potranno esercitare più liberamente la loro funzione e, soprattutto, in maniera più autorevole. Non ci sarà più alcun legame, reale o apparente, con le correnti».
 

Più di qualcuno emette sentenze secondo quello che è o era il proprio credo politico. Non le sembra una grande stortura?
 

«Ritengo che indipendentemente dal passato politico, ciascuno è libero di avere le proprie idee, è fondamentale che il giudice, oltre a esserlo, appaia imparziale. Ripeto, d’altronde, quello che diceva un po' di tempo fa Rosario Livatino. È chiaro, però, che nel momento in cui l’Anm entra nel dibattito referendario, con cartelloni nelle stazioni, slogan di ogni tipo, frasi a effetto, mistificazioni della realtà e fake news, tale concetto viene meno. Anzi, appariamo come chi, a tutti i costi, vuole mantenere privilegi e ciò è un danno per tutti coloro che svolgono la professione».

Le sembra giusto scomodare addirittura “eroi” come Giovanni Falcone?
 

«Parliamo di chi è morto e non può dire la sua. Pur essendosi espresso a favore della separazione delle carriere, a differenza di come sostiene qualcuno, è ingiusto tirare Falcone per la giacchetta per fargli dire che avrebbe votato “No”. Mi sembra ingeneroso. Parliamo di chi è stato lasciato “solo” da quelle correnti che ora gli vogliono mettere il cappello. Quando ha combattuto la mafia non c’era nessuno con lui».
 

Il Tempo, negli ultimi tre mesi, si sta distinguendo per la sua battaglia sulla sicurezza. Che idea ha dell’azione di Palazzo Chigi a riguardo, considerando la sua esperienza da pm?
 

«Non posso sindacare le scelte politiche dell’esecutivo, ma sono certa che occorrano provvedimenti che vadano nel senso di una maggiore certezza della pena.
Dall’altra parte, ci vuole una magistratura, libera da qualsiasi laccio e lacciuolo, che possa applicare, in modo imparziale, tutte le leggi emanate da questo o quel governo. Altrimenti qualsiasi provvedimento è destinato a restare una lettera morta».

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