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Viterbo, l'ultrà della Lazio e il suo assassino erano amici e colleghi di lavoro. Ucciso con 25 coltellate

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Foto: Ansa 

Pina Sereni
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Giovanni Bernabucci, l'ultrà erano ucciso venerdì sera a Viterbo, e Davide Ernesti, il suo assassino, erano amici e vicini di casa. Condividevano la passione per il calcio e la Lazio, che seguivano ad ogni trasferta. Ma non è stato il tifo sportivo a farli litigare, come prospettato in un primo momento. Una banale discussione per motivi di lavoro li avrebbe fatti litigare e poi lo avrebbe spinto ad accontentare Bernabucci. Perché i due amici erano anche colleghi di lavoro. La Iena, come era soprannominato il 52enne ultrà, viveva nella stessa palazzina di Ernesti nel quartiere Santa Lucia oltre a frequentare con lui gli ambienti della curva Nord biancoceleste. Secondo una prima ricostruzione, sarebbe scoppiata una violenta lite che poi è sfociata in tragedia quando Ernesti avrebbe sferrato tra le 10 e le 25 coltellate all'amico, che si è accasciato a terra sanguinante. A chiamare le forze dell'ordine sarebbe stato lo stesso aggressore affermando di averlo ucciso mentre si trovava nel proprio appartamento.

Sul posto sono intervenuti gli agenti di Polizia che hanno trovato la vittima, distesa sul pavimento e, accanto, un coltello sporco di sangue. Il presunto assassino, in stato confusionale, è stato sedato e accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale Santa Rosa di Viterbo, sorvegliato a vista dagli agenti della Squadra Mobile. Subito dopo sono arrivati sul luogo dell'omicidio anche la Scientifica con un pool inviato da Viterbo e un altro da Roma, e la Digos. La procura di Viterbo ha aperto un fascicolo per omicidio volontario. Le indagini sono coordinate dal procuratore Mario Palazzi, che ieri sera si è recato nella palazzina dove è avvenuta l'aggressione.

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