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Askatasuna, insorge il centrodestra. "Uno schiaffo a chi indossa la divisa"

Foto: Ansa 

Antonio Adelai
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Sdegno, rabbia e stupore: sono i sentimenti prevalenti, tra gli esponenti della maggioranza, in merito alla concessione dei domiciliari per Angelo Simionato, il 22enne di Grosseto accusato di avere preso parte all’aggressione selvaggia del poliziotto Alessandro Calista, e alla scarcerazione, con obbligo di firma, di altre due persone arrestate per gli scontri con le Forze dell’ordine di sabato scorso, a Torino, nel corso del corteo a favore di Askatasuna. Il primo a commentare sui social quanto deciso dal Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale torinese, all’esito dell’udienza di convalida, è stato il vicepremier, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e leader della Lega: «Già a piede libero. Vergogna. Votare sì al referendum sulla giustizia è un dovere morale», le parole di Matteo Salvini, in vista della consultazione popolare in programma il 22 e 23 marzo prossimi sulla separazione delle carriere dei magistrati. Sulla vicenda interviene anche l’altro vicepremier, ministro degli Esteri e segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, che sempre sui social osserva: «Prima i domiciliari per il 22enne, arrestato in flagranza differita, accusato di lesioni e rapina ad un agente di Polizia, ora l'obbligo di firma per i due torinesi, arrestati in flagranza di reato, per resistenza a pubblico ufficiale. Come può un cittadino sentirsi sicuro di fronte a questo modello di giustizia? Come possono sentirsi le Forze dell'ordine di fronte a questo svilimento del loro lavoro? Spero solo che certe decisioni non vengano prese in base a sensibilità politiche. Garantisti sì, ma sempre in un quadro di rispetto delle leggi e del diritto». Insomma, dal centrodestra si parla di un segnale inaccettabile, di un vero e proprio schiaffo - l’ennesimo - portato nei confronti di coloro che indossano la divisa. Quello giunto dal Tribunale di Torino, per la maggioranza, è dunque un campanello di allarme, che non può essere assolutamente trascurato, in base al quale è possibile aggredire in maniera brutale, persino con un martello e delle spranghe, un rappresentante delle Forze dell’ordine senza subirne le conseguenze dovute, alimentando un senso di impunità tra i promotori delle violenze.

Durissimo il giudizio del presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, per quanto accaduto nel capoluogo piemontese. «Ma come si fa a sostenere l'azione delle Forze dell'ordine quando la magistratura scarcera subito i già pochi che erano stati arrestati? Con l'obbligo della firma sì, ma non va bene. E' una decisione che ci sconcerta, ci amareggia e offende il sacrificio delle Forze dell'ordine», l’attacco del parlamentare di FI in un video pubblicato sui social. «Poi dicono che non si deve votare sì per la riforma della giustizia. Questo è un ulteriore episodio di uso politico della giustizia. E' una vergogna. Siamo ancora di più dalla parte del popolo in divisa. Vergogna per chi rimette a piede libero i pochi arrestati. Molti di più dovrebbero stare in carcere e invece i pochi che ci finiscono vengono subito liberati dalla magistratura. E’ una cosa indegna», la conclusione di Gasparri. Perla senatrice di Fratelli d’Italia, Paola Ambrogio, si è in presenza di «un messaggio devastante: la violenza può essere derubricata a fastidioso incidente di percorso. Ancora una volta, a fatti gravi segue una risposta giudiziaria debole, che mina la credibilità delle istituzioni. Così si dà l'immagine di uno Stato sfilacciato, incapace di affermare con decisione il principio di legalità. Questa vicenda è l'ennesima conferma: una riforma profonda della magistratura non è più rinviabile. È una necessità - sottolinea Ambrogio - urgente e improcrastinabile».

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