Niente sconti ai violenti. Piantedosi: "Ci vuole il fermo preventivo"
Sulla guerriglia urbana organizzata da Askatasuna lo scorso sabato a Torino è intervenuto oggi 4 febbraio al Senato il ministro degli Interni Piantedosi, che ha ribadito la necessità di "strumenti giuridici chiari per fermare chi è intenzionato a creare disordini". Il responsabile del Viminale parla chiaro: per fermare preventivamente, ci vuole un fermo preventivo. E sul dibattito di questi giorni, prosegue dritto: "È arrivato il momento per tirare una netta linea di demarcazione: da una parte chi vuole isolare i violenti, dall’altra chi, vuole lasciarli liberi di infiltrarsi e inquinare manifestazioni che potrebbero e dovrebbero essere invece del tutto pacifiche e legittime, nell’interesse di chi le organizza e le partecipa''.
Non è mancata la critica alle accuse fatte al governo di essere responsabile della devastazione provocata dal centro sociale torinese. "Dare la colpa allo Stato è spesso un modo per assolvere i colpevoli - dice Piantedosi, ricordando che le stesse violenze siano avvenute nelle passate legislature - Tutti abbiamo interesse a impedire il più possibile che pochi violenti trasformino una manifestazione in un pretesto per il caos, facendo sì che nei giorni successivi si parli solo degli scontri e non delle ragioni per cui tanti cittadini erano scesi in piazza". L'opposizione alle ricostruzioni dietrologiche è dura: ''Sostenere che si tratti di pedine manovrate da un livello occulto superiore serve solo a spostare l’attenzione, a costruire alibi e, in ultima analisi, a difendere Askatasuna e i suoi fiancheggiatori. È un’insinuazione indegna e priva di qualsiasi riscontro nella realtà".
Delinquenti per conto proprio che da trent'anni producono regolarmente violenze, cavalcando temi sempre diversi: Tap, Tav, Expo, Medio Oriente, ambientalismo, immigrazione e tanto altro ancora. Per Piantedosi sono "professionisti del disordine fine a sé stesso, criminali in servizio permanente effettivo che non vanno guardati con accondiscendenza".
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