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Torino, la lettera di un poliziotto dopo gli scontri: “Spray e sfollagente. Noi, ad armi impari contro bombe di chiodi”

Foto: Ansa

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera (che non fa sconti a nessuno) di un appartenente alle forze dell’ordine dopo gli scontri andati in scena a Torino al corteo per Askatasuna:

Caro Direttore, quanto abbiamo visto a Torino scandalizza i più, ma tra chi indossa un’uniforme più che stupore si prova pessimismo. E questa volta non mi rivolgo tanto ai magistrati che accusano di lesioni personali invece che di tentato omicidio i facinorosi, ma a chi può decidere alcune cose a prescindere dalla giustizia: volete dotarci dell’equipaggiamento adeguato? Non bastava il taser con 20 anni di ritardo: anche sul resto siamo indietro anni luce. Mentre negli altri paesi hanno spray urticanti con gittate di diversi metri (noi abbiamo una specie di equivalente dello spray da borsetta che non viene comunque usato in ordine pubblico) e fucili che sparano proiettili non letali e irritanti, e la carica avviene solo dopo aver tentato di disperdere i facinorosi con questi mezzi, come ultima opzione, preferendo tenerli a distanza dagli operatori, noi andiamo ancora a contatto con i sovversivi con scudi e sfollagente. E che sfollagente, poi? Gli unici ad avere il tonfa sono i Carabinieri. Polizia e GdF hanno un modello che certo non fa carezze, ma è di silicone e non è rigido come il tonfa. E la differenza si sente, specie se usato per prese e leve volte a immobilizzare.

 

 

Proiettili di gomma? Non ne parliamo. Gli idranti? Il getto, basta guardare un video per capirlo, è sempre ad una prudente altezza ginocchia: sia mai che venga torto un capello a chi ci sta lanciando bombe carta piene di chiodi. Quindi di fronte a chi ha scudi artigianali, randelli vari e molotov ci presentiamo se non «ad armi pari», a volte persino in svantaggio. Non serve una legge ordinaria: bastano norme amministrative per cambiare il tipo di sfollagente, dotarci di spray con maggior potenza e gittata sia per i servizi ordinari che per l’ordine pubblico e potenziare gli equipaggiamenti non letali in generale. Anche su questo occorre sfidare chi dice sempre no: come motiverebbero un diniego a queste nostre richieste?

 

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