Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

FarWest, Bianca Leonardi: "Aggrediti con spinte e schiaffi"

Filippo Impallomeni
  • a
  • a
  • a

Aggrediti fisicamente, minacciati e costretti ad allontanarsi con la forza. È quanto accaduto alla giornalista del programma «Far West» Bianca Leonardi e al suo filmmaker durante il corteo indetto in risposta allo sgombero della sede di Askatasuna dello scorso 18 dicembre. «Erano tutti incappucciati e vestiti di nero. Il sole era tramontato da poco e stavano preparando la guerriglia. Ci trovavamo nel quartiere Vanchiglia ed erano pronti a dirigersi verso lo stabile di Corso regina Margherita 47. Stavo facendo le riprese come tanti altri giornalisti presenti quando mi hanno tirato una spinta e intimato di smetterla. Subito dopo mi hanno tirato due schiaffi e mi hanno iniziata a strattonare per il braccio fino a rubarmi l’osmo (la telecamerina). Ho ancora dolore. A quel punto è arrivato il mio operatore che stava a pochi metri di distanza e anche lui ha iniziato a ricevere calci. Non intendevano fermarsi, hanno continuato a colpirci fino a quando non siamo stati costretti ad uscire dal corteo». È l’inizio del racconto choc di Bianca Leonardi, che mai si sarebbe aspettata di dover vivere sulla propria pelle la violenza degli antagonisti. 
Quindi siete stati minacciati e bersagliati con dei sassi. Avete dovuto abbandonare il corteo per via dell’attrezzatura ormai rotta?
«Continuare a fare le riprese è stato molto difficile ma non ci siamo fermati. Avevamo ancora una telecamera e ci siamo spostati nelle stradine adiacenti dove era scattata la guerriglia. Lì abbiamo ricevuto lo stesso trattamento. Siamo dovuti scappare nuovamente e fare una pausa. Intanto per terra abbiamo ritrovato l’attrezzatura che gli antagonisti avevano sottratto dallo zaino del videomaker, ma era rotta». 
Non a caso, tra le motivazioni che hanno portato allo sgombero di Askatasuna troviamo l’assalto alla redazione della Stampa. Mentre intimidazioni vengono rivolte quotidianamente al Tempo, al Giornale e Libero. È un attacco frontale alla libera informazione?
«Sicuramente. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio ma spesso gli stessi che parlano di diritti e libertà sono gli stessi che poi ti picchiano perché stai documentando ciò che accade. E le dico di più: quello che mi ha lasciato basita è stato il comportamento di chi ha assistito all’aggressione. Dopo che i ragazzini esaltati ci hanno buttati fuori a calci, persone adulte ci sono venute a dire che hanno fatto bene sostenendo che la colpa era nostra». 
Potrebbe essersi trattato di una vendetta poiché «Far west» ha realizzato un’inchiesta sul centro sociale Askatasuna? 
«Non lo escludo. C’erano diversi giornalisti dentro al corteo, eppure si sono scagliati contro di me. Mi fa strano come gli aggressori siano passati davanti ad altri giornalisti con telecamere palesi senza dirgli nulla. E soprattutto ci hanno seguiti per tutto il percorso. Askatasuna è un sistema ben organizzato, c’è un controllo molto forte verso il mondo dell’informazione».
Si spieghi meglio.
«A dicembre, dopo il servizio di Far West, i tre capi di Askatasuna mi chiamarono senza che io avessi mai condiviso con loro il mio numero di telefono. Questo solamente poche ore dopo che il servizio era andato in onda». 
Chi opera in questi contesti per informare i cittadini si sente davvero tutelato?
«A questo punto credo di no. Sono situazioni certamente pericolose ma quello che mi fa veramente arrabbiare è il fatto che mi trovavo semplicemente in piazza come tutti, senza dar noia a nessuno. Non ci lasciamo intimidire e Far West tornerà martedì ad Askatasuna». 
 

Dai blog