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Askatasuna blocca Torino e porta in piazza Meloni a testa in giù: città blindata

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Aree interdette, divieti straordinari e dispiegamento di forze dell'ordine No Tav, No Cpr e antagonisti all'evento per il centro sociale occupato

Francesca Musacchio
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Oggi Torino sarà una città blindata. La manifestazione nazionale a sostegno di Askatasuna potrebbe richiamare fino a 20mila persone tra antagonisti e sigle aderenti. Un sabato ad alta tensione, dunque, tra cortei, aree interdette, divieti straordinari e un dispiegamento massiccio di polizia. L’obiettivo dichiarato è protestare contro lo sgombero e la chiusura del centro sociale di corso Regina Margherita, ma il bersaglio politico è più ampio: il governo Meloni e, a livello locale, le istituzioni cittadine.
Per l’occasione i movimenti antagonisti a sostegno di Askatasuna hanno creato un canale Telegram per le informazioni in diretta dal corteo.

Torino viene definita «come Minneapolis». Perché «essere partigiani vuol dire schierarsi e prendere posizione. Torino è una dimostrazione di come le lotte possano essere al tempo stesso incisive e riproducibili. Oggi il significato e la pratica dell’antifascismo assumono nuova attualità».

Ma il clima si è surriscaldato già alla vigilia. L’Università degli Studi di Torino ha sospeso tutte le attività didattiche e lavorative a Palazzo Nuovo, occupato da attivisti anche esterni alla comunità accademica. La decisione, definita «straordinaria e urgente», è stata motivata dall’impossibilità di garantire condizioni di sicurezza per persone e spazi. L’Ateneo ha dichiarato di non essere in grado, fino alla cessazione dell’occupazione, di assicurare il regolare svolgimento del servizio né gli standard ordinari di tutela.

Nel frattempo, in Prefettura si sono susseguite le riunioni del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. Il percorso del corteo è stato definito dopo interlocuzioni con i promotori: partenze da Porta Susa e Porta Nuova, passaggio lungo corso Vittorio Emanuele II verso il Po, ricongiungimento con il gruppo proveniente da Palazzo Nuovo, attraversamento di Vanchiglia e arrivo in zona Regio Parco, dove sosteranno i pullman degli attivisti.

Un tracciato studiato anche per contenere i rischi, alla luce dei precedenti. Nelle manifestazioni analoghe recenti, infatti, si sono registrati lanci di molotov, bombe carta e artifici pirotecnici contro le forze dell’ordine. E oggi si teme che il copione possa ripetersi. Da giorni, sugli account di varie realtà antagoniste vengono pubblicati post a sostegno della manifestazione e indicazioni su come affrontare gli eventuali scontri con le forze dell’ordine. Da qui le misure straordinarie. Vietata la somministrazione da asporto e la detenzione di bevande in vetro o alluminio; proibiti caschi, maschere e qualsiasi oggetto idoneo a occultare il volto; stop a fumogeni e materiali esplodenti. Il Comune ha disposto divieti di sosta, modifiche alla viabilità, rimozione dei cassonetti e comunicazioni preventive a residenti ed esercenti. Piazza Castello, davanti alla Prefettura, sarà uno dei punti più sorvegliati.

La mobilitazione si presenta composita. Oltre agli universitari e ai liceali, sono attesi i movimenti No Tav, realtà antagoniste, anarchici e i movimenti No Cpr, che porteranno in piazza la protesta contro i centri di permanenza per il rimpatrio. Hanno annunciato l’adesione anche i Carc, che nelle ultime ore hanno diffuso un’immagine della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a testa in giù, gesto destinato ad alimentare ulteriori polemiche e a innalzare il livello di allerta.

Potere al Popolo ha annunciato la partecipazione chiedendo le dimissioni della premier e del sindaco Stefano Lo Russo, accusando il governo di rispondere al disagio sociale con repressione, sgomberi e decreti sicurezza. Alla vigilia, alcune associazioni radicali hanno organizzato un sit-in simbolico in piazza Cln, sdraiandosi a terra sotto la scritta «Non violenza», per prendere le distanze da possibili derive violente.

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